Italia Nostra presenta un esposto alla Procura della Repubblica La battaglia per la difesa del Fosso Tre Fontane dall'edificazione, tre ettari di terreno nel Parco Regionale dell'Appia già noti alle cronache per un grave inquinamento ambientale, è giunta ieri in Parlamento. Due interrogazioni, una al Senato da parte di Loredana De Petris e l'altra alla Camera da parte di Stefano Fassina (entrambi di Si-Sel) hanno posto quesiti al Presidente del Consiglio e ai Ministri competenti oltre che sull'arbitrario interramento dello storico corso d'acqua, sul rispetto della normativa edilizia, degli standard urbanistici e sull'operato di alcuni tecnici che hanno eseguito le perizie con l'ufficio del Comune. Quest'ultimo ha divulgato un falsa attestazione che negava l'esistenza del fosso. Le perplessità dei parlamentari si sono rivolte anche alla giunta di Zingaretti che ha abrogato il vincolo ambientale sull'area. A negare l'esistenza del fosso delle Tre Fontane, sebbene rimarcata in numerosi documenti, sono i consorzi dei costruttori Mezzaroma, Marronaro, Aic e altri, che lo considerano interrato dal 1980. A sostenerla invece sono il Municipio VIII, numerosi enti ed esperti e i residenti di zona. La vicenda è stata seguita fin dall'inizio anche da Italia Nostra Roma. «Chiunque vada oggi su quell'area vede solo una grande distesa di terreno provocata fin dall'inizio da continue discariche abusive per le quali Italia Nostra ha inviato un esposto alla Procura di Roma» fa sapere la vicepresidente Mirella Belvisi. «Le prove della sua esistenza sono documentate con atti ufficiali dalla relazione del Ministero dei Beni Culturali e dagli stessi sopraluoghi compiuti dai funzionari dell'Area Difesa de Suolo della Regione Lazio». Belvisi nel sottolineare che l'associazione «proseguirà la sua azione per ottenere la ricomparsa del Fosso oggi sepolto» mette nel mirino: «I responsabili dell'ufficio regionale». Dopo due ricorsi al Tar respinti , Andrea Catarci e Massimo Miglio, presidente e assessore del VIII Municipio dichiarano: «Attendiamo l'esito del terzo ricorso presentato dal Consorzio Grottaperfetta sui nostri provvedimenti per il ripristino della funzionalità dello storico corso d'acqua». Contro la distruzione di «un'area di pregio inadatta a ospitare il volume di 400 mila metri cubi di edilizia e dove sono scomparsi i vincoli al Fosso, ai sei Casali storici e ai reperti della villa romana e della strada del I secolo d. C.» i comitati dei cittadini e Italia Nostra hanno nominato un difensore in aggiunta ai legali dell'Avvocatura Capitolina.