Al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, On. Dario Franceschini Al Sottosegretario di Stato, On. Ilaria Borletti Buitoni Al Segretario Generale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, arch. Antonia Pasqua Recchia Al Presidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, prof. Giuliano Volpe Al Direttore Generale Archeologia, dott. Gino Famiglietti 26 gennaio 2016 Ad integrazione di un primo e parziale documento, prodotto a fronte delle sole previsioni della legge di stabilità, a seguito dell'esame dello schema di riorganizzazione del Ministero che definisce per il patrimonio culturale italiano un nuovo modello di organizzazione del sistema di tutela, basato su Soprintendenze uniche con competenze miste articolate territorialmente su base interprovinciale, il Comitato tecnico-scientifico per l'Archeologia del MiBACT esprime le seguenti perplessità e osservazioni. L'attuale riforma modifica profondamente il sistema già riformato di recente (2014-2015) in un momento nel quale - a quanto si apprende - nella revisione del Codice degli Appalti oggi in discussione si registrerebbero passi indietro in materia di archeologia preventiva, malgrado la ratifica italiana della Convenzione de La Valletta. Pertanto è prevedibile che si presentino ostacoli di natura organizzativa e operativa, da più parti paventati. Il Comitato chiede al Ministro di voler valutare con la massima attenzione le problematiche sollevate, in particolare dal documento sottoscritto il 22 gennaio dalla quasi totalità dei dirigenti archeologi, sui punti relativi alla situazione: dei materiali archeologici e dei depositi; degli archivi; dei laboratori di restauro, fotografici e grafici; infine, ma non meno importante, lo spostamento e la riorganizzazione delle risorse umane, le cui difficoltà pure non possono essere sottaciute, tanto più a fronte delle dotazioni organiche previste, che devono assicurare la presenza omogenea sul territorio di funzionari specializzati nei vari settori della tutela. Vista la profonda trasformazione in atto che coinvolge la struttura storica delle Soprintendenze, il Comitato rileva che sarebbe stato opportuno far precedere l'adozione della riforma da un'equilibrata analisi del modello della Soprintendenza mista sulla base di uno specifico quadro previsionale, oppure da un esame approfondito degli schemi già adottati (ad es. a livello regionale in Sicilia, o locale nel comune di Roma), esaminandone compiutamente gli aspetti positivi, ma anche le criticità. Perché, se è vero che una Soprintendenza mista può comunque svolgere una funzione armonica nella tutela e conservazione dei beni archeologici, storico-artistici, paesistici e ambientali, eliminando gli steccati tra discipline affini, ma che usano strumenti differenti e hanno impostato nei passati decenni metodi diversificati di approccio alla materia, dovrebbe esserne in ogni caso garantita l'autonomia, di modo che le decisioni dirigenziali siano il risultato di un coordinamento fattivo e non una imposizione dall'alto che potrebbe rivelarsi unilaterale. Si rileva inoltre la pesante criticità dovuta alla necessaria riorganizzazione delle piante organiche, problema già sollevato dai dirigenti archeologi, in regioni e province che non hanno alcuna omogeneità per differenze geografiche, di storia e di cultura. Nel raccomandare l'immediata attivazione di progetti speciali e sistematici di digitalizzazione degli archivi, già sollecitata da questo Comitato, e anche a fronte della situazione e delle difficoltà registrate da più parti in relazione al passaggio dei musei e aree archeologiche ai Poli Museali, il Comitato condivide l'esigenza che a facilitare il processo di transizione intervengano indicazioni puntuali e rispettose delle diverse situazioni esistenti sul territorio, tanto più che in taluni casi vi saranno trasformazioni radicali dell'assetto. Infine, non è da sottacere che l'occorrenza di nuovi bandi, a breve distanza temporale da quelli pubblicati in occasione dell'ultima riforma (febbraio 2015), insieme con la nuova articolazione degli uffici territoriali per quanto attiene alla gestione sia tecnico-scientifica, sia amministrativo-contabile sembra destinata a produrre rallentamenti e disfunzioni nell'attività complessiva degli uffici; per i quali il Comitato auspica che il Ministro voglia adottare tutte le soluzioni utili a ridurre al minimo i disagi che certamente si ripercuoteranno sul sistema della tutela. In tal senso, il Comitato è pronto ad offrire un proprio contributo. Approvato dal Comitato a maggioranza Mariarosaria Barbera, Christian Greco, Eugenio La Rocca