L'ERBA del vicino non sempre è più verde. Proprio ora che ci stiamo abituando a guardare al di là del nostro naso nella ricerca di modelli vincenti di offerta culturale, mentre senz'altro dobbiamo come abbiamo appena iniziato a fare sprovincializzare la nostra proposta-paese confrontandoci con le esperienze internazionali e tenendo fermo l'obiettivo di essere globalmente competitivi, non possiamo che prendere le distanze dalle scelte operate di questi tempi in paesi che pure hanno insegnato molto sotto il profilo del management culturale. È il caso del Regno Unito, in cui la scure dei tagli sta di fatto sacrificando, tra giusti allarmi, le istituzioni culturali territoriali ed economicamente dipendenti dagli enti locali a fronte del rafforzamento degli investimenti su Londra e sui grandi musei. Non sempre in presenza di ragioni economiche fondate, alla riprogrammazione e al rilancio della missione e del ruolo culturale di entità dislocate si preferisce la politica della minimizzazione delle risorse. UNA SCELTA errata, cui da questa parte della Manica bisogna guardare come ad una "worst practice". A maggior ragione in un paese come l'Italia, il cui carattere peculiare è proprio il "museo diffuso" inteso come la possibilità, a partire dallo straordinario valore del nostro patrimonio, di creare offerta: dentro ai musei e intorno ai nostri borghi, in armonia con il nostro paesaggio e sullo sfondo della vicenda storico-culturale di ogni territorio. Illuminati dalla consapevolezza che, più che altrove, il tragitto che si snoda idealmente tra gli affreschi di una chiesa medievale, gli stucchi di un palazzo rinascimentale e le collezioni di un museo è popolato di architetture, scorci e meraviglie raccontate da istituzioni culturali minori solo per dimensioni, cui vanno assicurati sostegno e strategia, abbandonando facili tentazioni di concentrazione. A Torino abbiamo scelto di farlo con l'"art sharing". Condivisioni di patrimonio che sono di fatto "trasferimenti di valore", reciproco arricchimento, scambio di esperienze e promozione dello sviluppo del pubblico in realtà piccole che hanno grandi storie da raccontare, offrendo loro l'occasione di raccogliere l'attenzione intorno a mostre o eventi che non avrebbero le energie per sostenere autonomamente. E contribuendo all'obiettivo comune e "diffuso" di promuovere la ricchezza e varietà culturale e artistica del nostro Paese. (presidente Torino Musei)
TORINO - La forza del museo diffuso
Il Regno Unito sta sacrificando le istituzioni culturali territoriali per concentrare gli investimenti su Londra e sui grandi musei. Questa scelta è considerata una "worst practice". In Italia, invece, si sta lavorando per promuovere il "museo diffuso", ovvero la creazione di offerta culturale all'interno dei musei e intorno ai borghi, in armonia con il paesaggio e la storia locale. A Torino, si sta sperimentando l'"art sharing", un modello di condivisione di patrimonio che promuove lo scambio di esperienze e la promozione dello sviluppo del pubblico. Questo approccio mira a promuovere la ricchezza e varietà culturale e artistica del Paese.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo