Sarà la francese Christine Macel a progettare e a guidare la Biennale d'arte di Venezia 2017. Curatrice capo al Centre Pompidou di Parigi, dove si occupa di «Création c», 47 anni, Macel è stata conservatrice del patrimonio e ispettore della creazione artistica per il Ministero della Cultura. A Venezia ha già familiarità con la Biennale: era in giuria nell'edizione firmata da Bice Curiger del 2011, ha curato il padiglione belga nel 2007 e quello francese nel 2013. «Non è una scelta casuale - spiega Paolo Baratta, presidente della Biennale - Cerchiamo sempre di tenere un filo, tra una edizione e l'altra. Se Okwui Enwezor ci ha portato nel rombo della Storia, delle fratture e della necessità di pensieri forti, Macel ci guiderà nel ruolo degli artisti come presenza di vitalità dentro quella Storia». Christine Macel ha spesso lavorato su una dimensione intima e allo stesso tempo politica di alcuni artisti, come nel caso di Sophie Calle o del rapporto tra danza e arti visive. Porterà anche a Venezia questo sguardo? «Credo abbia una grande attenzione sul ruolo degli artisti come atto generoso e vitale. - dice Baratta - . Un atto non contingente, ma universale. E quel legame intimo e politico è vero nel senso non ideologico, ma sociale, dentro le cose che succedono». Con Enwezor abbiamo visto finalmente molti artisti africani. Cosa si aspetta da Macel? «Le è riconosciuto un grande interesse per il Medio Oriente, che non è stato ancora messo a fuoco veramente e che invece è un mondo da esplorare. Mi piacerebbe vedere nuovi espressioni dal Sudamerica e anche nuova arte italiana che Christine Macel conosce bene». Anche l'edizione 2017 si aprirà a maggio, il 13. L'anno scorso è stata anticipata per l'Expo. E' una scelta definitiva? «Credo di sì. Abbiamo visto che è un ottimo periodo, anche come clima. La formula di una Biennale lunga ha funzionato in termini di pubblico. A maggio le scuole sono ancora aperte e quindi anche per loro può essere una buona occasione. E poi non volevamo sovrapporci al week end del 2 giugno e il 10 giugno inaugura Documenta» Dal punto di vista degli spazi espositivi ci saranno novità? «Ce ne saranno già quest'anno con Architettura: stiamo completando i restauri delle Sale d'Armi e le dedicheremo a progetti speciali sul rapporto con le arti applicate, la Biennale College, la formazione e le partnership. Penso al progetto congiunto con il Victoria and Albert Museum di Londra per Architettura, ma mi auguro prosegua anche per Arte». Si chiede alla Biennale di essere anche a Mestre. Che ne pensa? «Quando mi chiedono genericamente di fare qualcosa a Mestre, confesso provo un senso di disorientamento. Ma se si parla di progetti specifici che possano rientrare nei nostri programmi, noi ci siamo».