Domani la decisione sulla nomina a capitale della cultura NAPOLI. Il countdown è scandito dagli scongiuri. Domani, alle 17, la commissione selezionatrice del ministero per i Beni culturali designerà la capitale italiana della cultura 2017. E da Ercolano fanno sapere che rispetto alla prima fase, quando ad ottobre scorso Mantova la spuntò su tutte le altre concorrenti, l'attesa ora viene associata ad un profilo meno esuberante, ma non per questo senza speranze. Anzi. Non vi saranno spedizioni in massa, né pullman organizzati per raggiungere la sede del ministero e sostenere la candidatura di Ercolano. Domani pomeriggio, al termine dei lavori della giuria, il presidente Marco Cammelli comunicherà al ministro Dario Franceschini quale delle nove città finaliste (Aquileia, Como, Ercolano, Parma, Pisa, Pistoia, Spoleto, Taranto e Terni) sarà scelta per il prossimo anno, ricevendo il premio in palio di un milione di euro. E ad attendere il verdetto ci saranno il sindaco della città vesuviana e pochi altri amministratori. «La volta scorsa spiega il primo cittadino di Ercolano, Ciro Buonajuto la sfida aveva un significato particolare. In quanto l'obiettivo principale era di coinvolgere e fare avvertire il senso della partecipazione all'intera comunità ercolanese. Stavolta se riusciamo a trasferire ai nostri giovani il messaggio che oltre all'entusiasmo si può aprire una prospettiva concreta di sviluppo per la nostra area, dopo il riconoscimento dell'autorità gestionale per il sito archeologico di Ercolano sebbene dovremo giocarcela bene, in quanto perderemo l'effetto traino di Pompei allora davvero la svolta potrà essere a portata di mano». Mantova, capitale italiana della cultura 2016, l'ha spuntata anche grazie al lavoro avviato in occasione della sfida per la designazione di capitale europea della cultura: competizione che poi vide trionfare Matera. Ma ora, quali delle città in gara si presenta maggiormente accreditata? «Ora Mantova non c'è aggiunge Buonajuto e, devo dire, era la città più temuta. Oggi è Parma quella maggiormente attrezzata e competitiva. Ma individuare due città del Nord, sebbene il criterio dell'alternanza geografica non sia assolutamente contemplato dalle regole di partecipazione, suonerebbe due volte come una mortificazione: la prima, perché il ruolo del Mezzogiorno come culla della cultura rischia così di essere sminuito e sottovalutato; e la seconda, perché sarebbe una sconfitta anche per le classi dirigenti meridionali: è come dire che in cinquant'anni non siamo riusciti a creare nulla».