Anche Bergamo, adesso, ha avanzato la propria candidatura ad entrare nel patrimonio mondiale Unesco che già conta 1.007 siti disseminati in 161 Paesi: merito delle mura venete perfettamente conservate e del loro inserimento in un «sito seriale» che comprende anche le cinta murarie di Peschiera, Palmanova, Venezia, Zara, Sebenico, Korkula, Cattaro-Castelnuovo. Un buon motivo in più per rilanciare, e realizzare, la proposta avanzata da queste colonne di candidare il lago di Garda a far parte della World heritage list. Se nell'elenco dei candidati italiani figurano attualmente oltre a Bergamo l'arco romano di Benevento, i portici di Bologna e le colline del Prosecco, cosa si aspetta a incardinare la candidatura del Garda, con il suo patrimonio idrografico, i suoi paesaggi strepitosi, le emergenze geologiche e naturali, le tradizioni agricole ed enologiche, i resti archeologici e gli incantevoli centri storici affacciati sull'acqua? I due anni e mezzo trascorsi dal lancio della proposta del Corriere (nel luglio del 2013) non è passato invano: l'idea è stata nel frattempo abbracciata da alcuni Comuni guidati da Desenzano, dalla vecchia presidenza della Comunità del Garda, da una mozione del consiglio regionale lombardo, e poi da associazioni, categorie professionali e semplici cittadini. Tutti hanno giustamente individuato la potenzialità evocativa della proposta, la chance promozionale dell'idea, la sfida che essa implica di tutela e valorizzazione per un'area che non ha eguali al mondo. Ogni volta che la proposta è stata dibattuta in pubblico (l'ultima volta poche sere fa a Desenzano, in un incontro dei Rotary club gardesani) ha trovato adesioni convinte, a volte entusiastiche. Sul progetto sono già state fatte ricerche, persino tesi di dottorato. Ora però i tempi sono maturi perché quella proposta si incammini sulla strada della concretezza. Serve un organismo ampio che avanzi la candidatura: le Dolomiti (patrimonio Unesco dal 2009) hanno scelto una Fondazione che abbraccia 5 province e 3 regioni, le Langhe (patrimonio Unesco dal 2014) un'associazione che riunisce 3 province, 75 Comuni e svariate associazioni. Unire le forze attorno a un progetto ambizioso, ragionevole, affascinante non è insomma impossibile: tre regioni, quattro province e alcune decine di Comuni (tanti gli enti che gravitano sul Garda) possono farlo, se solo le intenzioni diventeranno progetto, se la volontà diverrà operativa. E poi va individuato e insediato un gruppo di lavoro agile e autorevole che prepari il dossier della candidatura e il piano di gestione. Il Garda lo merita. I tempi sono maturi. E del resto: se non ora, quando?