«Questa candidatura, ma potremmo definirla ormai una vittoria, è la rivincita delle Mura» . A sostenerlo con convinzione è l'architetto bergamasco Carlo Curto, 58 anni, curriculum di lunghezza autostradale come professionista e consulente di molti comuni nell'ambito della tutela e del recupero dei centri storici. In che senso rivincita? «Nel senso di una consapevolezza raggiunta. Questo significherà dedicare ancora più attenzione e da parte di più soggetti, di quanto non si sia mai fatto finora». Quale è il "plus"delle Mura di Bergamo? «La loro rarità. Le città cintate da Mura sono ormai pochissime in Italia. Dall'800 in poi, quando hanno terminato il loro scopo difensivo, vennero utilizzate come cave di materiale. Così vennero abbattute anche le Muraine... Certo, buttar giù le Mura avrebbe significato far crollare tutta Città Alta». Questione di cultura... «Esatto. Certi manufatti erano considerati roba vecchia, da distruggere. Non c'è da meravigliarsi. Nel caso di Bergamo, dobbia-mo alla sensibilità dell'ingegner Angelini, una diversa presa di coscienza del nostro patrimonio e delle Mura in particolare». Un tesoro da preservare... «Sono imponenti, ma allo stesso tempo delicatissime. Il problema più grave, che è anche il più difficile da tenere a bada, è quello della vegetazione che ci cresce sopra. Le radici delle piante si insinuano nelle pietre e sottopongono i manufatti a delle tensioni e delle infiltrazioni dannosissime». Diserbare innanzitutto... «Certamente, e soprattutto con un'opera continua. Mai abbassare la guardia e le forbici. Da qui passa la valorizzazione che è fatta anche d'altro». Di cosa? «Penso a mappe pluridimensionali, che evidenzino, oltre che cannoniere, cunicoli e sottopassaggi, da mettere in bella vista, anche serale, con un'adeguata pulizia e con un'opera di illuminazione sapiente. Niente di psiche-delico, per carità. Certe brutture e storture cromatiche, non devono più tornare». E poi? «Dal punto di vista architettonico, bisogne-rebbe fare in modo che il turista ne possa cogliere l'imponenza da una diversa prospet-tiva. In pratica, si vedono in lontananza, si scorgono dall'autostrada ma, una volta in città, salendo, non si vedono dal basso, dove invece si manifestano in tutta la loro potenza costruttiva. E proprio qui, dove le Mura hanno le radici, che avrebbe senso costruire percorsi alternativi e iniziative inedite».