Un anno fa se ne andava Rinaldi, ma presto un nuovo bando rimescolerà gli incarichi È trascorso esattamente un anno da quando in piazza Castello l'esatta copia del vagone dei deportati ad Auschwitz si trasformò nell'ultimo atto amministrativo dell'ex soprintendente Luca Rinaldi. Dopo averne visionato l'ingombro, intimò agli organizzatori della mostra su Primo Levi - allestita nel vicino Palazzo Madama - di eliminare quel massiccio pezzo di treno che suonava come un oltraggio alla piazza più aulica di Torino. Nel giro di 24 ore l'ex soprintendente si ritrovò come i «Blues Brothers» nella scena finale: tutto il mondo contro. Dal ministro Franceschini al sindaco di Torino sino ai comuni cittadini, passando, com'è ovvio dalla comunità ebraica. Morale, Rinaldi venne trasferito a Genova (dove lavora tuttora) e al suo posto arrivò, nel marzo scorso, Luisa Papotti. Una rivoluzione non da poco che ora torna punto e a capo. L'ultima riforma Franceschini, infatti, prevede un nuovo snellimento delle soprintendenze: cura dimagrante che, va da sè, comporta un secondo giro di valzer delle poltrone. Il caso Torino La riorganizzazione voluta dal ministro (accompagnata dallo slogan «Basta soprintendenze separate e pareri discordi»), prevede appunto l'accorpamento in un unico responsabile di «Archeologia, Belle Arti e Paesaggio», il che permetterà di aumentare i presidi sul territorio passando per esempio proprio per l'archeologia dalle attuali 17 soprintendenze alle nuove 39 soprintendenze unificate. La nuova articolazione territoriale, che secondo il ministro «realizza una distribuzione dei presidi più equilibrata ed efficiente» è stata definita tenendo conto del numero di abitanti, della consistenza del patrimonio culturale e della dimensione dei territori. A Torino al momento ci sono due soprintendenze, quella ai Beni Archeologici, diretta da Egle Micheletto e quella ai Beni Architettonici e Paesaggisti guidata da Luisa Papotti. In un futuro molto prossimo di poltrone in città ne resterà soltanto una. In Piemonte la suddivisione avverrà su tre zone. Torino, Alessandria (che avrà competenza anche su Asti e Cuneo) e Novara (responsabile anche di Vercelli, Biella e Verbania). Tutto da rifare Il problema è che tutti i soprintendenti d'Italia - a distanza di un solo anno dal primo rimescolio di destinazioni - dovranno partecipare a un nuovo bando. «Così certi lavori resteranno fatalmente a metà» si lamentava ieri a Palazzo Civico. Da Torino a Catania, dunque, tutto cambierà: passando pure per Genova. E alla domanda esplicita sul suo futuro, l'ex soprintendente Rinaldi serve una risposta condita di suspence: «Non ho ancora deciso».