Cosa succederà alla città antica quando non ci sara più la soprintendenza archeologica? Cosa succederà a quella Roma meravigliosa che ogni giorno percorriamo, quasi sempre senza saperlo, attraversando le strade ed i quartieri moderni costruiti sopra? La riorganizzazione delle soprintendenze voluta dal ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, colpisce particolarmente la Capitale. La Soprintendenza speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l'area Archeologica di Roma, rischia di perdere la sua «specialità», data non solo dalla sua autonomia amministrativa-contabile e scientifica ed organizzativa, ma soprattutto dal suo obiettivo che è quello della tutela e della valorizzazione del patrimonio archeologico e museale della citta più importante al mondo da questo punto di vista. Diventa - dovrebbe diventare - una struttura periferica del ministero «a vocazione archeologica», che in parole povere, sciogliendo il «burocratese», vuol dire che la sua missione principale non sarà la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico emerso e sommerso, ma sarà uno dei suoi tanti compiti. Forse neanche il più importante . La riorganizzazione ministeriale di fatto «smembra» uno delle strutture trainanti del Mibact, sia dal punto di vista economico che scientifico, nella nuova versione proposta rischia di diventare un comparto piccolo dell'area archeologica centrale, che dovrebbe comprendere Colosseo, Foro Romano, Palatino, Caracalla, ma perde completamente tutto il Museo nazionale Romano. Una perdita enorme che comprende Palazzo Massimo, Palazzo Altemps, le Terme di Diocleziano, la Crypta Balbi. Saranno anche staccati gli scavi di Ostia antica, tutto il patrimonio del Suburbio (dalle tombe della Via Latina, a Gabi) e soprattutto la via Appia Antica. Una patrimonio notevole, in continua crescita dal punto di vista della scoperte, che dialoga da sempre con il resto della città moderna, grazie al lavoro quotidiano di archeologi, architetti, ingegneri, restauratori e di tutti i dipendenti della soprintendenza archeologica. Giovedì tutti i dipendenti della struttura hanno manifestato la loro preoccupazione per lo smembramento dal soprintendente Francesco Prosperetti. «Non è il nostro futuro che ci preoccupa- racconta uno dei funzionari- ma il lavoro e la passione che abbiamo speso per anni, ognuno sui propri territori, che ha prodotto risultati notevoli. Smembrare pezzi della città antica e museale affidandole a diverse gestioni significa non sapere che dialogano tra loro, che è molto importante che siano parte di un patrimonio comune: scientifico e storico». Per esempio le terme di Diocleziano, di fronte al museo di palazzo Massimo, sono un meraviglioso di sito archeologico, ma anche un museo, in continua crescita, negli ultimi anni nuove aule e nuove vasche sono state portate alla luce e nuovi reperti hanno arricchito le sale. E cosa accadrà alla via Appia Antica che il disegno ministeriale vorrebbe far diventare un parco archeologico a se stante? Avveniristicamente pensato oltre i confini regionali. Basterebbe una passeggiata nella tenuta di Santa Maria Nova collegata in un percorso archeologico-paesaggistico alla villa dei Quintili per apprezzare, anzi benedire, il lavoro fatto questi anni dai dipendenti della soprintendenza archeologica di Roma.
ROMA-La riforma ministeriale smembra la soprintendenza archeologica
La Soprintendenza speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l'area Archeologica di Roma, che è una delle strutture trainanti del Mibact, rischia di perdere la sua autonomia e la sua missione principale. La riorganizzazione ministeriale proposta vuole smembrare la struttura, facendone una struttura periferica del ministero a vocazione archeologica. Ciò significa che la sua missione principale non sarà la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico, ma uno dei tanti compiti del ministero. La perdita sarà enorme, poiché si perderà il Museo Nazionale Romano, che comprende Palazzo Massimo, Palazzo Altemps, le Terme di Diocleziano e la Crypta Balbi.
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