Recentemente sul Corriere del Trentino , l'architetto Michele Anderle ha offerto un'interessante e approfondita analisi sull'identità della città. Nel suo scritto il professionista considera «avvilente il lungo periodo di fine anno» in quanto fa emergere in maniera prepotente ed evidente la «mancanza di un'anima cittadina, dove l'amministrazione vende la propria memoria storica». Sottoscrivo in toto tali dichiarazioni che aprono un dibattito non banale dentro la città. Si fa fatica a dividere la città degli uomini dalla città intesa come macchina produttiva di merci e consumi. È questo mescolamento di funzioni che suona stonato. Leggo che il Comune si appresta a varare il nuovo piano commerciale e il nuovo piano regolatore. Non so se in fase di elaborazione venga presa in esame anche l'identità della città, il come sfruttare gli spazi. A prescindere, si tratta di una riflessione oggi fondamentale per evitare una deriva pericolosa verso un capoluogo piegato esclusivamente alle esigenze economiche. Salvatore Mario Silvestri, TRENTO Caro Silvestri, l'architetto Anderle, nel suo intervento, ha messo il dito nella piaga andando ad abbracciare il tema della vocazione di Trento. Il prossimo piano regolatore, che proprio in queste ore si appresta a muovere i primi passi, dedicherà stando alle dichiarazioni sia del sindaco Andreatta, sia dell'assessore all'urbanistica Biasioli grande spazio alla vocazione del capoluogo. A livello di intenti, quindi, l'amministrazione sembra aver colto l'importanza dell'argomento. Vedremo sul campo l'applicazione della teoria. Nella sua lettera, come nella riflessione lucida di Andreatta, si evidenzia la dicotomia tra il sacro (l'anima della città) e il profano (la mercificazione degli spazi). Non sarei così drastico nella suddivisione tra le due impostazioni. Meglio spingere verso un amalgama intelligente, aperta anche alle contaminazioni moderne. Il «villaggio natalizio» non rappresenta la faccia peculiare della città. Diventa però un aspetto importante che, mischiato ai gioielli culturali, nel 2015 ha contribuito a portare in città oltre un milione di turisti. Un dato sul quale fare delle riflessioni perché l'«effetto mercatino» non potrà durare a lungo. Il recupero e la tutela della memoria di una città è di vitale importanza per sviluppare la città del domani. Il passato non può però ingessare le trasformazioni: le deve piuttosto accompagnare rendendole malleabili e coerenti con la storia. Luca Malossini
Trento, quando la città vende la propria memoria storica
L'architetto Michele Anderle ha scritto un articolo sul Corriere del Trentino in cui sostiene che la città di Trento è priva di un'anima cittadina e che l'amministrazione vende la propria memoria storica. Anderle sostiene che la città è diventata una "macchina produttiva di merci e consumi" e che il nuovo piano regolatore dovrebbe prendere in considerazione l'identità della città e come sfruttare gli spazi in modo da evitare una deriva pericolosa. Il sindaco Andreatta e l'assessore Biasioli hanno espresso l'intento di dedicare spazio al tema della vocazione di Trento nel prossimo piano regolatore.
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