DOVRANNO dire addio ai fondi portati "in dote" dal Colosseo, il Museo nazionale romano e i parchi archeologici dell'Appia Antica e di Ostia Antica. Con la seconda fase della riforma Franceschini che crea 10 nuovi siti autonomi in Italia, di cui sei fra Roma e provincia, guidati da "superdirettori" che saranno selezionati con un nuovo bando internazionale le tre realtà saranno "scorporate" dalla Soprintendenza speciale per il Colosseo. E diventeranno autonome anche dal punto di vista del bilancio. Una novità che desta preoccupazione fra gli archeologi, perché fino a oggi è grazie agli introiti del Colosseo (oltre 41 milioni nel 2014) che è stato possibile finanziare restauri e manutenzioni negli altri siti della Soprintendenza meno visitati (e quindi "ricchi"), ma spesso più estesi e bisognosi di cure, come nel caso dell'Appia Antica. Che fra l'altro, ha annunciato il ministro Dario Franceschini, «gestirà non solo la parte che riguarda Roma, ma anche il coordinamento del progetto su cui stiamo lavorando per la ricomposizione dell'Appia Antica fino a Brindisi ». Come potranno mantenersi, ora, queste realtà, contando solo sui propri introiti? Persino il Museo nazionale romano (con le sue quattro sedi di Palazzo Massimo, Palazzo Altemps, Terme di Diocleziano e Crypta Balbi) nel 2014 ha incassato solo poco più di un milione di euro. Cifra simile a quella di Ostia Antica. Il rischio è insomma quello di un indeboli- mento di questi siti sia dal punto di vista eco- nomico sia da quello della tutela, poiché verranno scissi dalla Soprintendenza speciale. Che, in una nota, scrive: «La separazione tra musei e tutela è un aspetto forse doloroso, ma caratterizzante della riforma promossa dal ministro Franceschini, che apre tuttavia a nuove prospettive». Ammette che «il problema c'è» Giuliano Volpe, presidente del Consiglio Superiore dei Beni culturali, «ma la scommessa è di poter valorizzare e far crescere queste realtà. Penso ad esempio a Ostia Antica, a lungo rimasta nel cono d'ombra di Roma. Per quanto riguarda l'Appia Antica, in particolare, è vero che le sue sole risorse potrebbero non essere sufficienti, ma contiamo di avere fondi ad hoc per il progetto della ricomposizione ». Sul fronte delle altre "rivoluzioni" nel sistema museale romano, da segnalare è la nascita di un Museo delle Civiltà all'Eur «sul modello del Musée de l'Homme di Parigi» che accorperà gli attuali musei statali Pigorini, di Arti e tradizioni popolari e dell'Alto Medioevo. Che, in futuro, avranno un biglietto unico e si spera possano così incrementare i loro incassi e il (finora bassissimo) numero di visitatori. Autonomo sarà anche il Museo nazionale etrusco di Villa Giulia, così come Villa Adriana e Villa d'Este a Tivoli, che formeranno un "mini-polo" a sé. I nuovi direttori saranno selezionati attraverso un bando internazionale, simile a quello lanciato nel 2015 per i primi 20 "supermusei". E potrebbero entrare in carica nel giro di 6-8 mesi.