L'AMERICA'S Cup finisce in tribunale. Dopo l'inchiesta della Procura, arriva anche lo scontro istituzionale davanti al giudice civile. Il Comune di Napoli cita in giudizio la Regione Campania. Il motivo? Il taglio dei fondi assegnati all'ente di piazza Municipio e applicato da Palazzo Santa Lucia un anno dopo le regate. Una riduzione del 25 per cento che ha esposto l'ente amministrato da Luigi de Magistris a un decreto ingiuntivo dei privati: in particolare, la ditta che ha eseguito le opere a mare, ha portato a sua volta in tribunale il Comune perché non è stata ancora pagata a causa proprio della diminuzione del finanziamento. Un pasticcio. Ieri l'avvocatura di Palazzo San Giacomo capitanata da Fabio Ferrari ha depositato il ricorso, con invito al presidente della Regione a comparire davanti al tribunale civile il giorno 17 maggio. Il fatto è che tra i due enti, organizzatori della manifestazione velica, si è messa di traverso la Soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici. Un passo indietro: aprile 2013, seconda tappa della Coppa America. Per le vele la Regione concesse al Comune 6 milioni di euro di fondi europei, soldi necessari per realizzare villaggio e lavori tecnici. In particolare, il progetto prevedeva "pontili mobili indispensabili per le quotidiane e frequenti operazioni di varo e alaggio delle imbarcazioni partecipanti alle competizioni veliche". La gara venne aggiudicata a Costruzioni Generali Esserre srl. Dopo aver chiuso il contratto con la ditta, il Comune fu costretto però a variare il progetto a causa del parere negativo della Soprintendenza sui pontili galleggianti. Fu adottato, in luogo dei 18 pontili previsti in origine, "un pontone autopropulso", ossia un'imbarcazione in grado di favorire l'ancoraggio dei corpi mobili in acqua. Bypassato così l'altolà della Soprintendenza, le regate andarono in porto nel 2013. Ma quando il Comune ha inviato le carte in Regione per farsi liquidare le somme finanziate, è finito nel mirino dell'ufficio per i controlli sui fondi europei di via Santa Lucia. Che ha contestato al Comune una "violazione" nelle norme sugli appalti pubblici così come stabiliti dalla commissione europea. Fuori dal gergo tecnico: modificando uno degli elementi del contratto definiti nella gara, a causa del parere della Soprintendenza, si è alterata la concorrenza. Per cui bisognava rifare la gara. La variazione del progetto scrive la Regione "ha comportato una nuova richiesta di prestazioni nei confronti della società aggiudicataria, non prevista nel bando di gara, pregiudicando così la possibilità di riscontrare nel mercato di riferimento una migliore offerta". Per la Regione la modifica del progetto non sarebbe avvenuta a "parità di costi". E quindi, invece di 5,8 milioni di euro, l'ente di via Santa Lucia ha concesso solo 4,4 milioni: 785 mila euro in meno. Di tutt'altro avviso Palazzo San Giacomo: "Non si è verificata alcuna modificazione essenziale dell'oggetto del contratto, che avrebbe dovuto comportare la riedizione della procedura di appalto. Tutto è avvenuto a parità di costi", si legge nell'atto di citazione. Intanto Esserre Costruzioni, non percependo i soldi dei lavori eseguiti, ha ottenuto in giudizio la condanna del Comune a pagare. Per questo, oltre all'importo totale del finanziamento, il Comune ora chiede al giudice anche il risarcimento danni: la Regione deve accollarsi "oneri, interessi e spese legali" patite da Palazzo San Giacomo per il taglio dei fondi.
Coppa America, il Comune cita in giudizio la Regione
Il Comune di Napoli ha citato in giudizio la Regione Campania per il taglio dei fondi assegnati all'ente di piazza Municipio. La Regione ha contestato il taglio dei fondi, affermando che la variazione del progetto del villaggio velico non sarebbe avvenuta a "parità di costi". Il Comune sostiene che non si è verificata alcuna modificazione essenziale dell'oggetto del contratto. La Soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici ha bloccato il progetto dei pontili mobili, che sarebbero stati necessari per le regate. Il Comune ha quindi adottato un pontone autopropulso, che è stato considerato una modifica non prevista nel bando di gara.
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