Parla Carolyn Christov, direttrice della Gam e Rivoli "Per le mostre ho coinvolto Kentridge, Penone e Jonas" «Il primo punto è che sono contenta, il secondo è che posso finalmente iniziare a lavorare. Ho già in programma tre mostre importanti, la prima sarà dedicata a Giovanni Anselmo». Carolyn Christov-Bakargiev è reduce da una riunione al Castello di Rivoli, dove ha presentato la sua attività per quel museo. Ora sta mettendo a punto i progetti per la Gam. Da maggio, quando è stata scelta in una rosa di 170 candidati, è la direttrice delle due istituzioni torinesi che si dovranno fondere in un'unica realtà, ma a Torino è approdata in via definitiva da poche settimane. «Abbiamo scelto Carolyn, dopo la sua esperienza a Kassel e Istanbul, perché pensiamo che la sua visione possa accompagnare l'integrazione dei due musei» dice Patrizia Asproni, presidente della Fondazione Torino Musei. Carolyn Christov-Bakargiev, qual è la sua idea di museo oggi? «Il museo è un luogo necessario allo sviluppo dell'empatia, entrarvi è come creare una sospensione, uno spazio e un tempo che prima non c'erano. È come spegnere per un momento il cellulare. Credo poi che sia necessario per conservare il pensiero, il sentimento, la visione del momento: tutte cose a rischio nella smaterializzazione in cui viviamo. Penso al museo anche come archivio dinamico del sapere. Ma dirigere un museo è anche occuparsi della segnaletica dei parcheggi, è una delle prime cose che ho fatto appena arrivata a Rivoli». Come lavorerà sui due musei? «Ero interessata a questa fusione, anche perché la Galleria d'arte moderna ha collezioni dal Settecento a oggi mentre il Castello di Rivoli ha messo insieme solo opere contemporanee: insieme possono diventare un unico grande museo, un insieme di possibilità intorno alla ricerca e alla conoscenza, che altri modelli di spazi per l'arte, dalle fondazioni private alle gallerie, certo non hanno. Detto questo, voglio creare delle sinergie tra i due musei e collaborare con le eccellenze dell'arte del territorio: ho già stretto accordi con le fondazioni Sandretto e Merz, dove porterò parti delle mostre che realizzerò. Lavoreremo con un comitato consultivo che si è appena istituito, in cui ho voluto anche quattro artisti: William Kentridge, Giuseppe Penone, Lara Favaretto e Joan Jonas. Mi aiuteranno nella realizzazione delle mostre». Quali saranno le prime che realizzerà? «Parto ad aprile con la prima personale in Piemonte di Giovanni Anselmo, dunque con un omaggio alla cultura che è nata qui. È un artista che lavora sul rapporto tra visibile e invisibile, mettendo al centro la questione dell'orientamento, in un mondo come il nostro sempre più disorientato, dominato da internet. Anche per questo i giovani artisti nel mondo guardano a lui. A fine settembre ci sarà la prima grande retrospettiva di Ed Atkins, il Bruce Nauman di oggi: tra i suoi temi, la sopravvivenza di un soggetto capace di empatia all'interno del web». Come mai questa insistenza sul mondo digitale? «Non si può più prescindere da internet, è come quando nel Cinquecento è nata al stampa. Ma l'artista di oggi ha proprio il compito di mettere in campo lo spettatore, e se stesso, per capire chi è il soggetto. Siamo in un'era di grande malinconia: proprio Atkins ritrae questo personaggio costruito digitalmente che si è perso nella "scatola", nel computer. Mi interessa il digitale, ma sono attenta anche ai conflitti del mondo». Qualche esempio? «Ci sarà ancora a Rivoli una terza mostra, con protagonista l'egiziano Wael Shawky, il più importante artista contemporaneo dei paesi arabi. Lui realizza dei lavori filmici sulle Crociate, da un punto di vista non occidentale. Credo nel ruolo dell'arte contemporanea nella formazione di una società più civile e nella risoluzione dei conflitti: ha gli strumenti per fare parlare tra loro persone di contesti anche molto diversi. Anche per questo ho accettato di dirigere la Biennale di Istanbul e ho portato Documenta a Kabul». Cosa porterà alla Gam, su un fronte meno contemporaneo? «Sono interessata a temi tra storia e modernità, per esempio al dialogo tra il liberty e il biocentrismo di oggi, da Émile Gallé a Pierre Huyghe, per intenderci, con riscontri anche nell'architettura dedicata al tema vegetale. Vorrei poi realizzare la prima mostra del Ventunesimo secolo sul colore e ho in mente una grande rivalutazione, anche all'estero, di Pellizza da Volpedo: ho portato a Istanbul un cartone del "Quarto Stato"». Non teme la crisi economica? «Non troppo, le cose si possono fare con poco o con tanto. I budget si possono costruire strada facendo. È una questione di ispirazione. Per l'arte contemporanea non ci sono certo le file degli impressionisti, l'importante è porsi degli obiettivi, cercare di capire dove stiamo andando. Non si deve cercare l'audience, è meglio cercare di coinvolgere il pubblico in una comune ricerca della felicità».
TORINO - "L'arte deve salvarci dalla malinconia digitale"
Carolyn Christov-Bakargiev, direttrice della Gam e Rivoli, ha presentato la sua attività per il Castello di Rivoli. Ora sta mettendo a punto i progetti per la Gam, che si unirà a quella di Torino in un'unica realtà. Christov-Bakargiev ha già in programma tre mostre importanti, tra cui una personale di Giovanni Anselmo e una retrospettiva di Ed Atkins. La sua idea di museo è un luogo necessario allo sviluppo dell'empatia e alla conservazione del sapere. Dirigerà anche la Biennale di Istanbul e ha portato Documenta a Kabul. La Gam porterà a termine progetti su temi tra storia e modernità, come il dialogo tra il liberty e il biocentrismo.
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