«L'ART bonus è un punto di partenza, non di arrivo. È un buon incentivo, la strada è quella da percorrere, ma dobbiamo semplificare le procedure. Rispetto al passato, quando da parte dei cittadini non c'era consapevolezza del proprio patrimonio, si è fatto un passo avanti: però si sono realizzate le cose a metà». Patrizia Asproni, presidente della Fondazione Torino Musei e di Confcultura, commenta così il tema degli sgravi fiscali sugli investimenti culturali, al centro del convegno ieri a Palazzo Chiablese. «Nell'attuale situazione, si può detrarre il 65 per cento ma in tre anni, con un approccio non facile e nemmeno incoraggiante. Come sempre in Italia non riusciamo a liberarci dalle pastoie burocratiche: negli Stati Uniti si può detrarre il 100 per cento di un investimento su un bene, anche se sul 40 dell'imponibile, però subito, presentando la ricevuta nella dichiarazione dell'anno in corso. Ed ecco che i cittadini americani mettono mano al portafoglio». Secondo Asproni, che parla di una resistenza del ministero del Tesoro, che rende più difficili le cose al ministro Franceschini, si dovrebbe arrivare a detrarre il 100 per cento anche da noi, magari ponendo un tetto. «Il problema è che qui per ottenere l'art bonus c'è bisogno di un commercialista, allora vuole dire che la legge così come è non va bene». L'assessore regionale alla Cultura Antonella Parigi ritiene l'art bonus «uno strumento utilissimo, che va nella direzione giusta e porta soprattutto un cambiamento di mentalità: non ci si chiede più che cosa può fare lo Stato per noi, ma che cosa possiamo fare noi per lo Stato, si arriva a un concetto di cittadinanza attiva». Anche per l'assessore, però, le procedure vanno semplificate, così come si rende necessaria una campagna di sensibilizzazione. «Credo inoltre che l'art bonus andrebbe allargato dai beni esistenti alle attività e alla produzione di contenuti contemporanei, i settori più penalizzati e su cui fatichiamo di più. Sarebbe un modo per rendere più dinamico l'intero comparto ». Maurizio Cibrario, presidente della Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali, associazione che raduna le imprese che fanno da mecenati ai beni del territorio, ieri ha lanciato un'idea: «A differenza delle fondazioni bancarie, le associazioni senza scopo di lucro, come la nostra, non possono usufruire dell'art bonus, mentre le aziende che finanziano i nostri progetti possono dedurre, ma non detrarre, gli oneri fiscali: vorremmo allora ampliare il raggio d'azione ai cittadini, potere catturare, educare, convogliare la loro voglia di partecipazione, fare da tramite per i loro investimenti sulla cultura, facendo in modo che per loro sia possibile ottenere la detrazione al 65 per cento». Un tema, aggiunge Cibrario, che ha suscitato interesse al convegno, anche da parte del sottosegretario Flavia Nardelli, e non è escluso che se ne possa tenere conto in sede di revisione della legge. È molto interessato all'art bonus anche il presidente del Consorzio La Venaria Reale Mario Turetta, che a oggi non ne ha usufruito, anche perché da troppo poco tempo è alla guida della Reggia: «Intendo attivarmi, è uno strumento che può dare buoni risultati, d'altronde il Piemonte è al 6 posto nella graduatoria nazionale, un dato incoraggiante». Turetta è convinto che lo strumento possa crescere nei prossimi anni: «La Venaria è un bene ampiamente riconosciuto, che può creare interesse da parte delle imprese e, in misura minore, anche dei privati. È un tema per noi attuale, ci attiveremo al più presto per presentare dei progetti che possano attrarre investimenti».