Tolte le transenne anti bivacchi e clochard. Disagi anche a Tolentini e Scalzi VENEZIA. Via le transenne dalla scalinata della chiesa di San Simeon Piccolo, la Soprintendenza ha imposto che l'accesso alla chiesa sia libero da qualsiasi oggetto o manufatto che possa oscurare il monumento. Non è un caso quindi che qualche giorno, chiunque passi a fianco della chiesa non veda più quelle griglie da cantiere che mai erano state tolte nemmeno dopo i restauri alla facciata e agli interni dell'edificio del diciottesimo secolo. Al termine dei lavori infatti le transenne erano rimaste, in un primo tempo ai piedi della scalinata e quindi tra le colonne che portano all'ingresso di San Simeon. Il loro scopo era tenere lontano, di giorno i turisti che si sedevano sui gradini spesso a fare pic nic e ammirare il Canal Grande, e di notte i senza fissa dimora che si riparavano nei giorni più freddi e di pioggia. Un anno fa, i vigili hanno intimato di toglierle ma fino alla settimana scorsa le protezioni sono rimaste lì. «Erano un presidio anti-degrado, specie di notte spiega don Matteo Caputo, delegato patriarcale ai Beni culturali . Esistono questioni di decoro e sicurezza che hanno bisogno di trovare risposte». Don Caputo non contesta l'ordine di rimozione ma la vicenda di San Simeon è occasione per aprire una riflessione sugli effetti che il turismo di massa ha nei luoghi di culto. La chiesa che si affaccia sul Canal Grande è solo il caso più eclatante di come alcuni monumenti non sarebbero adeguatamente rispettati al pari di quanto accade a San Marco con i pic nic dei turisti seduti un po' ovunque-. «Si tratta di un problema diffuso ovunque a Venezia spiega il delegato ai Beni culturali I visitatori si siedono di fronte alle chiese o sulle loro scalinate per mangiare e lasciano sporco senza attenzione e rispetto del luogo dove si trovano». Tra le chiese «vittime» di pic nic c'è anche la Basilica della Madonna della Salute, che però si trova in un'area più defilata rispetto ai flussi turistici diretti a San Marco e Rialto e forse per questo il parroco don Fabrizio Favaro, finora, non ha mai avuto da ridire rispetto al comportamento dei visitatori. «Il posto è bello dice e di giorno, specie d'estate, diventa un anfiteatro per ammirare la città e molti si siedono sulla scalinata ma qui il problema è molto più contenuto rispetto ad altre zone e anzi - di sera non passa proprio nessuno». Basilica del Redentore, San Giorgio Maggiore, Tolentini (anche per la vicina università) e Scalzi (a due passi dalla stazione) invece risentirebbero di più del peso del turismo. La Curia chiede quindi anche a Ca' Farsetti di affrontare seriamente la questione con l'obiettivo di trovare soluzioni compatibili con una città d'arte qual è Venezia. «Che fare? chiede il sacerdote . Gli obiettivi estetici e di tutela dei beni vanno rispettati come anche la salvaguardia del decoro». Caputo non polemizza con la Soprintendenza («Abbiamo una buona collaborazione», dice), ma chiede che il confronto su questi temi cambi registro per trovare idee e ipotesi di intervento che tengano insieme le necessità di tutela dei beni artistici e, al contempo, il bisogno di decoro, tanto richiesto dai residenti, che da anni protestano contro il comportamento, considerato poco rispettoso, dei turisti che visitano Venezia. «Bisogna passare dalla logica del "non si può fare" a quella del "si può", decidendo insieme come conclude è chiaro che esistono dei limiti ma ci sarà pur una possibilità di compromesso».