IL FRONTE DEL MARE Italia Nostra e comitato No Crescent non si fermano dopo la decisione dei giudici di dissequestrare il Crescent. Presentata una diffida al Comune a rilasciare il nuovo permesso a costruire. «Assurdo riaprire il cantiere prima della sentenza», sostengono. E contestano le variazioni al Puc e al Pua dell'area di Santa Teresa Italia Nostra e comitato No Crescent non intendono stare a guardare di fronte alla decisione dei magistrati di dissequestrare l'opera di Ricardo Bofill permettendo così ai costruttori di poterla portare a compimento. Sono in dirittura d'arrivo una serie di iniziative, la prima delle quali è stata presentata ieri mattina nel corso di una conferenza stampa: una diffida nei confronti del dirigente comunale Maria Maddalena Cantisani a rilasciare il nuovo permesso a costruire. «Fermo restando che per noi l'opera resta irrealizzabile ha precisato l'avvocato Oreste Agosto è indubbio che siamo di fronte ad una forzatura operata dalla Crescent srl. Nel provvedimento di dissequestro emanato dal tribunale, infatti, a pagina dieci si stigmatizza che, pur non essendoci più le esigenze cautelari, il solo fatto che c'è un processo in corso potrebbe portare ad ulteriori conseguenze quali la confisca e la demolizione». Insomma, i giudici avrebbero detto all'impresa dei Rainone che la responsabilità della prosecuzione dei lavori è esclusivamente dei costruttori così come il rischio se nel futuro dovessero essere presi nuovi provvedimenti. «In pratica ha spiegato il legale i giudici dicono le stesse cose dei loro colleghi del Consiglio di Stato». Da qui la decisione di diffidare l'architetto Cantisani a non emanare il provvedimento fin tanto che non si sarà concluso il processo penale. «C'è poi un altro motivo per cui a nostro avviso non deve essere rilasciato il permesso ha continuato Agosto Lo strumento urbanistico è cambiato nel corso degli anni, ci sono state delle variazioni sia al Pua che al Puc relativamente alla zona di Santa Teresa e, allora, su quali basi si rilascia tale documento?». I tecnici di Italia Nostra sono, proprio in questi giorni, a lavoro su questo tipo di documentazione per capire cosa è cambiato e quali conseguenze possano esserci da un punto di vista amministrativo. C'è, poi, un terzo elemento sul quale si è appuntata l'attenzione delle associazioni che da anni si battono contro la costruzione del grande edificio nell'area di Santa Teresa. "La decisione dei giudici ha aggiunto l'avvocato è stata inaspettata anche per un altro motivo. Esiste, infatti, un ricorso in Cassazione da parte della Crescent srl relativamente al parziale rigetto emanato dal tribunale del Riesame». In questo caso entrano in gioco gli oneri di urbanizzazione, il cui pagamento almeno una prima rata consente di sbloccare il sequestro. «Non è possibile ipotizzano i rappresentanti di No Crescent e Italia Nostra che in tale ricorso l'impresa dica che non ritiene debba pagare gli oneri di urbanizzazione? E allora perché ha accettato di farlo?». Intanto, il presidente della Regione Vincenzo De Luca (anch'egli destinatario di una diffida da parte degli ambientalisti) ha voluto stigmatizzare sui social il silenzio registratosi all'indomani della notizia del dissequestro dell'opera da lui fortemente voluta e difesa quando era alla guida dell'amministrazione comunale di Salerno. «Ho cercato faticosamente sulle pagine dei giornali nazionali e, salvo mie distrazioni, non ho trovato la notizia del dissequestro del Crescent. Ricordo ha scritto l'ex sindaco sul suo profilo Facebook campagne di stampa e intere paginate dedicate all'ecomostro di Salerno. Nulla invece sullo sblocco dell'opera e sulla conferma della legittimità delle procedure. Sono disponibile a collaborare con tutte le testare per fornire informazioni sugli sviluppi di una vicenda sulla quale è sempre stata dedicata tanta attenzione. Sarebbe una bella occasione per mostrare foto e video del degrado precedente e di un'opera conclude De Luca di valore architettonico internazionale».