Professore, ma lei per quale motivo è contro la realizzazione del Crescent? «Perché è una presenza incongrua, fuori scala, senza alcun senso urbanistico e architettonico. È una specie di monumento nazionale al consumo di suolo che viene eretto proprio nel momento in cui nelle nostre università insegniamo ai giovani l'alleggerimento urbanistico». Tomaso Montanari, critico d'arte e docente universitario, è tra gli oppositori della prim'ora alla realizzazione del mega-edificio a forma di emiciclo disegnato dall'architetto catalano Ricardo Bofill. La sua firma è in calce al documento con cui nel 2014 cinquanta intellettuali, tra cui Salvatore Settis, Fulco Pratesi, Eva Cantarella e Franco Arminio, si rivolsero al ministro dei Beni culturali, ieri come oggi Dario Franceschini, per difendere il paesaggio salernitano. Professore, ha saputo del dissequestro? «Non ho letto le motivazioni dell'ordinanza del tribunale però ritengo che tutta la situazione sia davvero grottesca». Per quale motivo? «In nessuna parte del mondo si poteva immaginare un'aggressione simile in un punto cruciale della città, l'area portuale, e con una violenza inaudita, contro ogni idea di equilibrio urbanistico». Eppure i giudici hanno rimosso i sigilli e Italia Nostra ritiene che l'ordinanza del tribunale sia inapplicabile perché riguarda norme urbanistiche superate. «Nonostante le migliori intenzioni non sempre la magistratura è aggiornata sullo stato delle leggi e non ha un'applicazione altrettanto specialistica delle leggi». C'è anche all'origine un problema di autorizzazioni, non è un caso che l'ex sindaco De Luca sia sotto processo. «C'è un evidente vulnus nelle procedure, una mancanza di legittimità nella sua genesi che non può essere sanata». Eppure proprio ieri De Luca in un post su Facebook ha scritto che lo «sblocco dell'opera» è «la conferma della legittimità delle procedure». «Lo so che De Luca dice che l'opera non è abusiva ma anche il solo sospetto è grave. In una regione come la Campania in cui l'abusivismo edilizio è un problema ancor prima culturale e pratico, non può essere la pubblica autorità a dare il cattivo esempio costruendo senza criterio. In tutt'Italia le pubbliche autorità devono essere come la moglie di Cesare, al di sopra di ogni sospetto». C'è un altro punto su cui il governatore insiste, il fatto che il Crescent riscatti l'area portuale dal degrado precedente. Cosa ne pensa? «Il degrado non si elimina sotto una montagna di cemento. Se fosse sindaco di Napoli De Luca che farebbe? Una cortina di cemento al porto? In fondo anche la famosa palazzata di Lauro al Carmine fu presentata come risanamento al degrado. Siamo ancora fermi a Lauro». In conclusione, che fare del Crescent? «Va demolito. E se non lo faremo noi oggi, lo faranno i nostri figli o i nostri nipoti. E quel giorno saremo finalmente un paese più civile».