Bene l'asfalto al posto del pavé per Ercole Giammarco, presidente Cyclopride Italia Aps, che in città si muove esclusivamente in bicicletta. Perché sì all'asfalto? «Il fondo stradale ha un obiettivo funzionale, facilitare il percorso di una strada. Considero il Colosseo un monumento antico, ma il fondo stradale di tante vie milanesi fatiscente. E credo che difendere a tutti i costi la peculiarità del pavé di Milano risponda a una mentalità molto provinciale. Bisogna permettere a milanesi e turisti di spostarsi in moto o bici senza correre pericoli». I cubetti di porfido non ci sono soltanto in via Torino. Quindi via il pavé ovunque? «Avere un fondo stradale così sconnesso, come in via Torino ma anche in Porta Romana, rende illusoria la possibilità di percorrere il centro a chi va in bici. Io pedalo anche fino a venti chilometri al giorno, uso la bici per andare in ufficio e, poi, per gli appuntamenti di lavoro. Ma... mi considero esperto e coraggioso, lo dico con un po' di ironia. Oggi infatti è pericoloso. Togliere il pavé vuol dire dare a tutti la possibilità di usare la due ruote, anche a una mamma che porta nel seggiolino il suo bambino». Dove salverebbe il pavé? «Nelle isole pedonali, laddove sia veramente parte integrante del paesaggio urbano, e dove si transita soltanto a piedi». Asfalto e ambiente. C'è chi sostiene che una striscia di cemento impedisca all'acqua di penetrare nel terreno? «Guardiamo all'estero, non credo che a Copenaghen siano distratti sul tema ambientale ma non ci sono cubetti di porfido nelle strade. E così a Barcellona. Gli ambientalisti dovrebbero cominciare a parlare delle cose che conoscono. E immagino che ci siano esperti in grado di trovare la tecnologia che superi il problema della non permeabilità dell'asfalto». Una città a misura di ciclisti? «La bicicletta è il mezzo più ecologico, più economico, più veloce e rispettoso degli altri utenti per muoversi in città». Rispettoso... «Nel rispetto della strada penso che non esistano ciclisti, motociclisti, automobilisti ma cittadini educati e maleducati. Verso questi ultimi occorre tolleranza zero».