Dieci regioni e un obiettivo: fermare le trivelle, annullare le ricerche esplorative in mare e sulla terraferma. La battaglia, che vede protagonista anche la Sardegna, ha marciato sinora abbastanza spedita. E in seguito all'apertura mostrata dal governo che con alcuni emendamenti alla legge di stabilità ha eliminato alcune norme contestate dal comitato delle regioni il ricorso al referendum non sembrava più certo. Ora il decreto del ministro Guidi che dà il via libera a una serie di concessioni, rimette tutto in discussione. Il comitato chiede il ritiro del decreto. Se questo non accadrà il ricorso alla consultazione popolare sarà matematico.di Silvia Sanna wSASSARI Sta con le regioni, con chi difende il territorio dalle trivelle e da tutto ciò che può violentarne la bellezza, i paesaggi, il valore ambientale e turistico. Giulia Maria Crespi è indignata e delusa «come tanti cittadini di fronte a un governo che non capisce l'importanza di questi temi, della ricaduta grave di certe scelte». In pericolo, come tutto il Paese, c'è anche la Sardegna «la povera Sardegna del mio cuore» che la Crespi ama e frequenta da più di 50 anni. Ecco perché c'è un'unica strada possibile: «Andare al referendum, fare in modo che sia la popolazione a decidere sul suo futuro». Ambiente offeso. Parte dalla questione trivelle l'analisi del presidente onorario del Fai (Fondo ambientale italiano). «Perforazioni e ricerche petrolifere, in mare e sulla terraferma, sono altamente lesive sia per il turismo e sia per la pesca dice Giulia Maria Crespi . Il nostro mare, una volta così pescoso, tra scarichi industriali e trivelle è sempre più povero. Un problema enorme, che coinvolge anche la Sardegna. Terra meravigliosa che potrebbe vivere di turismo e invece paga scelte sbagliate». Attacco al governo. La Crespi accusa il governo nazionale, che sull'argomento trivelle ha un atteggiamento ambiguo: «Un giorno dice che non si possono autorizzare nuove ricerche e il giorno dopo proroga i permessi già rilasciati, alle isole Tremiti come in molte altre aree del Paese. Come possiamo fidarci di un governo così? Come è possibile che i ministri dell'Ambiente, dei Beni Culturali e Turismo e dello Sviluppo economico autorizzino questo scempio?» E poi rivolta al premier Renzi: «Il presidente del Consiglio assomiglia a un nuovo piccolo Berlusconi. Perché non interviene per difendere l'ambiente, il paesaggio, la salute dei cittadini?» Pigliaru deludente. Ma non c'è solo Renzi sotto accusa. Giulia Maria Crespi attacca anche il governatore Francesco Pigliaru. Anche lui l'ha delusa. «Aveva fatto grandi promesse durante la campagna elettorale e subito dopo la vittoria. Invece il percorso intrapreso è molto diverso rispetto a quello annunciato». La numero 1 del Fai pensa ancora all'ambiente, «a una raccolta differenziata che sull'isola ancora non funziona, perché i dati dimostrano che la Sardegna è molto indietro. E intanto si discute della possibilità di costruire un nuovo inceneritore, scelta sbagliata, dannosa, da respingere». Nel mirino c'è anche l'urbanistica, la legge sull'edilizia «che ha ripreso il piano casa introdotto dalla precedente amministrazione di centrodestra e permette di costruire dove l'ambiente invece dovrebbe essere tutelato, perché è la principale risorsa, il bene più prezioso da difendere». Le strategie. Una sola strada è quella giusta e passa per il referendum, dice Giulia Maria Crespi. Il comitato delle regioni, dopo l'ultima iniziativa del governo che ha dato il via libera alle ricerche in mare al largo delle Tremiti, sembra andare in maniera più spedita verso la consultazione popolare. Il decreto del ministro Guidi è stato considerato come un colpo basso che può pregiudicare se non sarà ritirato per tempo il dialogo avviato con il governo alla ricerca di un compromesso. Giulia Maria Crespi sposa la battaglia delle 10 regioni, Sardegna compresa, che hanno sollevato il velo sul tema delle trivelle. «Sto con loro, fermiamo le speculazioni, difendiamo il nostro Paese e la sua grande bellezza».
SARDEGNA - Giulia Maria Crespi: No alle trivelle, salviamo l'ambiente
Il governo ha eliminato alcune norme contestate dal comitato delle regioni, che ha richiesto il ritiro del decreto. Il comitato ha chiesto il ritiro del decreto e ha richiesto il referendum. Giulia Maria Crespi, presidente del Fai, ha accusato il governo di non capire l'importanza di questi temi e di non difendere l'ambiente. Ha anche accusato il governatore Francesco Pigliaru di non mantenere le promesse fatte durante la campagna elettorale. Crespi ha sposato la battaglia delle 10 regioni, compresa la Sardegna, che hanno sollevato il velo sul tema delle trivelle. Ha richiesto il referendum per decidere sul futuro del Paese.
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