«NESSUN settore ha saputo cambiare pelle come il sistema culturale e in Piemonte abbiamo creato un modello di continuo rinnovamento e ampliamento dell'offerta». Antonella Parigi, assessore alla cultura della Regione, sta rientrando a Torino dopo la conferenza stampa del ministro Dario Franceschini. Assessore Parigi, a chi può essere intestato il merito di questa ottima performance dei musei piemontesi? «Innanzitutto dobbiamo riconoscere il grande potere di traino del Museo Egizio sul turismo nazionale e anche internazionale. E poi c'è la grande attenzione degli enti pubblici che hanno saputo comunicare la ricchezza dell'offerta culturale». Quanto conta la scelta dei direttori? «Moltissimo, e l'abbiamo visto. Sono le persone a fare la differenza, ma in Piemonte questo mi pare una consuetudine ormai acquisita. Posso dire di essere fiera di tutte le nomine che abbiamo fatto da quando si è insediata questa giunta». Il New York Times ci regala una pubblicità senza pari, i dati sui Musei confermano il gradimento. Siamo di fronte al picco massimo o ci sono margini per salire ancora? «Si può crescere ancora, senza dubbio. Ci sono tre filoni: il numero dei turisti, ma anche quanto spendono e quanto restano sul territorio. Stiamo lavorando in tutte e tre le direzioni. Penso sia possibile fare di Torino una meta come Londra o Parigi: non una città dove andare una volta sola ma dove tornare per capire dove sta il mondo, per notare e annotare nuove tendenze». Quali sono le strategie? «Stiamo potenziando i pacchetti da suggerire ai turisti in arrivo negli alberghi e dedicando il massimo sforzo a lanciare pacchetti sull'enogastronomia. Vogliamo anche attrarre un turismo di nicchia, percorsi per i bikers o per i portatori di handicap. In particolare sto lavorando sulle strategie per convincere i giovani a venire da noi. Il progetto di realizzare un ostello alla Cavallerizza va in quel senso. A Torino questa è un'offerta da potenziare e non parliamo dei vecchi ostelli del passato, ma di luoghi di comunità dove nascono anche iniziative culturali ». I Musei crescono quando le risorse per la cultura diminuiscono. Non sarà che per anni abbiamo elargito troppe risorse indirizzando fondi a iniziative sbagliate? «Non diciamo che le risorse per la cultura sono troppe perchè sarebbe un grave errore. Ripeto una convinzione sulla quale sono certa di non potere essere smentita: il sistema culturale è stato quello più capace di rinnovarsi e stare al passo con i tempi. I finanziamenti però sono indispensabili e sotto una certa soglia non si può andare».