I direttori Assmann e Schmidt studiano possibili iniziative comuni sfruttando i punti di contatto tra Mantova e Firenze MANTOVA. Hanno corso insieme per un posto in uno dei venti principali musei italiani; a Roma, al colloquio decisivo, sono entrati uno dopo l'altro; hanno la stessa madrelingua (uno è austriaco, l'altro tedesco) e stanno condividendo pregi e problemi del percorso di autonomia dei poli museali introdotto dal ministro Franceschini. Sono Peter Assmann, direttore di Palazzo Ducale di Mantova, e Eike Schmidt, direttore della Galleria degli Uffizi di Firenze, il museo più visitato d'Italia con un milione e 936 mila presenze nel 2014, con un patrimonio artistico sterminato. Schmidt era sabato a Mantova, ha pranzato con Assmann e alla sera è arrivato a palazzo Ducale per un saluto prima del Gran Ballo in Sala di Manto. Non si è potuto trattenere a lungo per impegni di famiglia: sua moglie, Roberta Bartoli, storica dell'arte, ha infatti origini mantovane (è nata nella nostra città), pur appartenendo a una famiglia fiorentino-romagnola. Dagli scambi di idee tra i due direttori sta nascendo - è allo stadio embrionale - un rapporto di collaborazione tra Ducale e Uffizi. E anche di questo, Schmidt ha parlato in un'intervista rilasciata alla Gazzetta. Direttore Schmidt, lei e il collega Assmann avete assunto il vostro incarico da circa due mesi. Vi sentite spesso per confrontarvi sui problemi dell'autonomia? Ci confrontiamo sulle cose da sistemare, che restano molte, ma parliamo anche di progetti comuni. Gli Uffizi sono un museo molto più grande, ma non va trascurata l'importanza di Mantova e del Palazzo Ducale per la cultura rinascimentale. È la stessa epoca che ha visto Firenze diventare grande, è uno degli elementi che accomunano i due musei. Un altro legame risale al Medioevo: è il mantovano Virgilio che accompagna il fiorentino Dante tra inferno e purgatorio. Come può concretizzarsi una collaborazione tra due musei come Ducale e Uffizi? Al momento si tratta di una specie di brainstorming, un confronto tra quanto è contenuto nelle rispettive collezioni. Ma le basi ci sono e potrebbero concretizzarsi presto. All'atto delle nomine non sono mancate critiche per la scelta di manager non italiani. Dopo i primi due mesi, come giudica il lavoro fatto? Le polemiche sono durate poco: appena le persone che incontravo constatavano che parlo bene l'italiano, si tranquillizzavano. Qui a Mantova ho visitato le prime piccole installazioni che Peter (Assmann ndr) ha realizzato. Da parte mia, a Firenze abbiamo allestito una piccola mostra su Ercole, un grande personaggio mitologico che anche qui a Mantova ha rivestito una certa importanza. Sia qui che a Firenze, si vede già la nuova impostazione. Come sarà il nuovo corso degli Uffizi? Uno dei problemi da risolvere è quello delle lunghe code all'ingresso. Certo, è positivo constatare come le persone accettino di spendere non solo il loro denaro, ma anche una parte del loro tempo per riuscire ad ammirare il museo. Ma un'attesa superiore alle due ore è eccessiva. Abbiamo in programma degli interventi, credo che possano andare a regime nel 2017. Legato alle code, c'è un altro problema, di grande attualità... Quale sarebbe? Quello della sicurezza, non solo delle opere, ma anche dei visitatori. Purtroppo, viviamo in tempi nei quali un museo può essere un obiettivo dei terroristi. E le persone in coda per entrare, sono un obiettivo ancora più facile da colpire. Tutti noi dovremo studiare qualcosa per aumentare la sicurezza. Da questo punto di vista, Anonymous ha annunciato d'avere sventato un piano per colpire proprio Firenze. Su questo tema non mi è concesso di entrare nello specifico, ma non va dimenticato che già gli Uffizi erano stati oggetto dell'attentato di mafia in via dei Georgofili. Si diceva del suo ottimo italiano: da cosa deriva, visto che negli ultimi 15 anni ha lavorato negli Stati Uniti? Ho studiato e lavorato per sette anni a Firenze. E mia moglie, storica dell'arte, è nata proprio a Mantova, dove ha tuttora dei parenti. È un ulteriore legame con la vostra città, ed ora che lavoro in Italia, conto di venire almeno due o tre volte all'anno, soprattutto in questo 2016, con la Capitale italiana della Cultura.