Una diarchia tutta al femminile al vertice della Fondazione Musei Civici Veneziani. Perché alla riconfermata Gabriella Belli alla direzione scientifica dell'istituzione, si affianca ora, alla presidenza, Mariacristina Gribaudi, imprenditrice di origine torinese ma con solide radici nel Veneto, a Conegliano, dove ha sede la Keyline, azienda che produce chiavi e macchine duplicatrici, che gestisce con il marito. Due donne "toste" - Gabriella Belli tra l'altro secondo il sondaggio annuale di Art Tribune è risultata il miglior direttore di museo italiano nel 2015 - con la neopresidente che si è già calata nel nuovo ruolo, con una "full immersion" ancora in corso in tutte le sedi museali veneziane, con un occhio attento, naturalmente, anche ai problemi della sicurezza. «Porterò alla Fondazione la mia esperienza manageriale insieme a quella degli altri membri del nuovo Consiglio di amministrazione» ha detto ieri, presentandosi «e sono convinta che ci sia lo spazio per trovare quei main sponsor per l'istituzione che finora forse sono mancati e che aiuteranno i Musei Civici a essere più forti e a tutelare al meglio le proprie sedi. Voglio che tornino a essere una casa dei veneziani e dei mestrini e dei giovani in particolare, creando spazi e tecnologie, a cominciare da postazioni Internet che possano farli sentire a proprio agio». Per parlare di programmi è ancora presto, ma il duo Gribaudi-Belli è già in sintonia un problema concreto: quello dell'abbattimento delle barriere architettoniche in alcuni musei che ne sono ancora circondati, come il Correr e il Museo del Tessuto di Palazzo Mocenigo. «Si è aspettato già troppo» dicono all'unisono «e ora è il tempo di intervenire perché si tratta di una limitazione penalizzante per i visitatori e gli stessi musei. Contiamo di trovare nella nuova soprintendente Emanuela Carpani, la disponibilità ad affrontare il problema». Ma Gribaudi si ripropone di mettere mano con il nuovo Consiglio anche al funzionamento interno della "macchina" dei Musei Civici, con spese ingenti ad esempio di consulenze esterne per i problemi legali, pur avendo un ufficio ad hoc e che ha anche rinunciato a gestire da sola i propri appalti, delegandoli al Comune. «Guarderemo a fondo l'organizzazione dei Musei Civici» ha detto ieri Gribaudi «senza nessun pregiudizio, ma con il solo obiettivo di farla funzionare al meglio e di migliorare tutto ciò che è possibile. È il mio lavoro di imprenditrice e continuerò a farlo anche qui». Sulla ventilata vendita dei Klimt e Chagall di Ca' Pesaro evocata qualche tempo fa dal sindaco Luigi Brugnaro - vicepresidente di diritto della Fondazione - polemicamente, come "estrema ratio" in caso di mancato aiuto del Governo ai problemi di Venezia e ai suoi extracosti, sia Gribaudi, sia Belli glissano: «Solo una provocazione, per sottolineare la gravità dei problemi di Venezia e la necessità di affrontarli anche in chiave nazionale, perché la città non può fare tutto da sola. Ma il sindaco è per la Fondazione una presenza molto importante. Ne rispetta l'autonomia gestionale, ma è curioso e attento a ogni suo aspetto e questo per noi è molto positivo, perché la Fondazione Musei ha bisogno di un rapporto di collaborazione molto stretto con il Comune, a cominciare dai problemi delle sue sedi».