Napoli Cento e più ettari di terreno, oltre 40 cave di tufo, vegetazione rigogliosa, specie aligere variegate, resti archeologicorurali, camminamenti suggestivi, silenzio, georgica bellezza. Tutto questo è il Vallone san Rocco: un polmone verde e vasto che abbraccia le zone di Frullone, Piscinola, Ponti Rossi, Miano, Chiaiano, Capodimonte, Colli Aminei. Eppure in abbandono da 40 anni. È stato appurato che i rifiuti biochimico-ospedalieri del Secondo Policlinico finiscono lì, inquinando il torrente che lo percorre tutto. Senza contare ingombranti ed amianto gettati o interrati. Nel 1999 la Corte di Giustizia Europea ha condannato l'Italia per la mancata bonifica del sito; nel 2012 è stato approvato dalla giunta de Magistris il piano di risanamento: restauro delle antiche architetture, creazione di percorsi ciclabili e pontili di attraversamento, orti urbani a filiera corta, impianti sportivi, visite guidate, agroturismo. Ma tuttora esso è in balìa di criminali e vandali. Ovvio che i comitati della zona, oltre che denunciare la barbarie ambientale, nulla possono in termini di fattività. Le istituzioni preposte si attivino alla svelta.
Vallone di San Rocco urge un intervento
Napoli Cento e più ettari di terreno, oltre 40 cave di tufo, vegetazione rigogliosa, specie aligere variegate, resti archeologicorurali, camminamenti suggestivi, silenzio, georgica bellezza. Tutto questo è il Vallone san Rocco: un polmone verde e vasto che abbraccia le zone di Frullone, Piscinola, Ponti Rossi, Miano, Chiaiano, Capodimonte, Colli Aminei. Eppure in abbandono da 40 anni. È stato appurato che i rifiuti biochimico-ospedalieri del Secondo Policlinico finiscono lì, inquinando il torrente che lo percorre tutto. Senza contare ingombranti ed amianto gettati o interrati. Nel 1999 la Corte di Giustizia Europea ha condannato l'Italia per la mancata bonifica del sito; nel 2012 è stato approvato dalla giunta de Magistris il piano di risanamento: restauro delle antiche architetture, creazione di percorsi ciclabili e pontili di attraversamento, orti urbani a filiera corta, impianti sportivi, visite guidate, agroturismo. Ma tuttora esso è in balìa di criminali e vandali. Ovvio che i comitati della zona, oltre che denunciare la barbarie ambientale, nulla possono in termini di fattività. Le istituzioni preposte si attivino alla svelta.
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