Con riferimento alla polemica per il progetto della stazione ferroviaria di Pompei-Scavi, penso che sia paradossale nascondere i turisti in un"tubo pedonale" per dimostrare l'ineluttabile necessità di rendere accessibili gli scavi, quasi in tempo reale. Infatti, l'edificio- stazione, per come appare dalle immagini pubblicate, è simile a una capsula spaziale vagante nel vuoto cosmico, per evitare qualsiasi contaminazione con il contesto urbano e sociale. Perciò non risponde alla missione assegnata ai beni culturali dal governo in carica, di essere motore dello sviluppo per i territori in cui gli stessi beni insistono, specialmente se degradati da atavici problemi sociali ed economici. Non discuto della scelta di realizzare una stazione ferroviaria per gli Scavi di Pompei nell'ambito della più generale rete di collegamenti europei e nazionali, ma condivido le osservazioni del sindaco di Pompei che riguardano l'impatto sul territorio e il "come" la stazione debba farsi per ottimizzare i beneficia livello locale. Qui ritorna un'antica disputa sulle opere pubbliche di rilevante interesse infrastrutturale ed economico, realizzate o da realizzarsi senza alcun confronto preventivo, dei progetti, senza un semplice concorso di idee, per scandagliare le varie possibilità che un'opera eccezionale, come quella nei pressi degli scavi archeologici di Pompei, comporta in termini di produzione culturale. Così sono state occasioni mancate le tante stazioni delle linee metropolitane di Napoli, tutte assegnate per incarico diretto ai rappresentanti dello "star system" dell'architettura contemporanea, nonostante l'impiego di copiose risorse economiche pubbliche. Eppoi si condannano le critiche a posteriori, presupponendo che nessuno possa mettere in discussione l'appeal delle grandi firme. Ma la realtà, determinata dall'intreccio delle attività per abitare-lavorare- divertirsi, è sempre sorprendente e sfugge a ogni visione selettiva.