L'assessore al Patrimonio, da sempre contro l'opera: ora ci tocca tappare i buchi di altri VENEZIA. «Vorrei proprio capire come si decise sui materiali e vorrei anche sapere che cosa disse all'epoca la Soprintendenza». Renato Boraso oggi è assessore ai Trasporti e al Patrimonio, ma quando c'è di messo il ponte della Costituzione ha mantenuto la verve polemica. Da consigliere d'opposizione ne ha sempre contestato la realizzazione e ora che l'opera dell'archistar Santiago Calatrava è tra i beni che deve gestire il suo assessorato non ha messo da parte le critiche. «La verità è che per vent'anni abbiamo navigato nell'oro e l'amministrazione ha speso e spanto senza badare ai conti o a come si interveniva - continua - e adesso a noi tocca tappare i buchi». Il problema delle lastre di vetro su cui non si può spargere sale è noto e ogni anno, al primo freddo, i veneziani denunciano il pericolo di finire a terra. Così è accaduto anche quest'anno, con le polemiche e le foto del ponte gelato sui social network . «Se non si può mettere il sale, si utilizzi altro - dice l'assessore - esiste uno spray, ad esempio». Il problema, però, per Boraso è sempre lo stesso: «I costi di gestione di un'opera come il ponte della Costituzione». Costi su cui da anni la stessa procura regionale della Corte dei Conti indaga, anche se il processo di primo grado contro Calatrava e i tre tecnici che si erano alternati alla direzione dei lavori, a cui il procuratore Carmine Scarano aveva contestato un danno erariale complessivo di 3,9 milioni di euro, sono stati assolti. Entro marzo il procuratore presenterà l'appello e poi c'è un altro fascicolo del pm Chiara Imposimato sull'ovovia: dopo una messa in mora di politici e tecnici per 1.8 milioni, è in corso una perizia sull'aumento dei costi e inoltre nel mirino c'è anche il mancato funzionamento.