Ipotesi sostituzione per il ghiaccio. L'ex assessore: «Il vetro doveva essere anti-scivolo» VENEZIA. «Ho incontrato Luigi Brugnaro pochi giorni fa e mi ha detto che mi vuole venire a parlare dell'ovovia del ponte di Calatrava. Non mi ha accennato ai gradini, ma gli ho detto che lo riceverò presto, anche se il nostro ufficio non ha funzioni consultive propriamente dette». Carmine Scarano il ponte di Calatrava lo conosce come le sue tasche. Per anni il procuratore regionale della Corte dei Conti ha seguito l'inchiesta sulla lievitazione dei costi del quarto ponte sul Canal Grande, tra perizie tecniche complicatissime e indagini della Guardia di Finanza, arrivando poi a contestare all'architetto catalano Santiago Calatrava e ai tre tecnici che avevano seguito i cantieri un danno erariale di quasi 4 milioni di euro. Un anno fa i giudici hanno accolto le tesi della difesa, assolvendo i quattro imputati, ma Scarano sta già scrivendo l'atto di appello, che dovrà depositare entro marzo, come aveva preannunciato subito dopo la lettura della sentenza. Ieri il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, dopo le polemiche di questi giorni sull'ennesima gelata del ponte, divenuto una sorta di «pista di pattinaggio» con cadute a raffica, ha ipotizzato la sostituzione di quei «maledetti» gradini di vetro, che con nebbia, pioggia e freddo diventano scivolosissimi. «Prima di prendere qualsiasi decisione chiederemo alla Corte dei Conti», ha detto il sindaco. «Noi possiamo essere di supporto alle amministrazioni, ma non rilasciamo pareri - spiega Scarano - La procura non può dirigere quello che fanno le amministrazioni, ma siamo disponibili a un confronto». Tra l'altro proprio quei gradini entrarono di prepotenza nel procedimento di fronte alla Corte dei Conti, in quanto Scarano fece un'aggiunta in corsa di 37 mila euro di danni per la sostituzione di alcune lastre di vetro rotte o danneggiate, sottolineando che nei primi sei anni dopo l'apertura del ponte nel settembre 2008 erano state ben 14 quelle cambiate. Accuse alle quali gli avvocati avevano ribattuto che nello stesso progetto si ipotizzavano un paio di gradini rotti all'anno tra le spese di manutenzione.«E' un'opera delicata e come tale andrebbe gestita», avevano detto i legali. Nell'incontro tra Scarano e Brugnaro si parlerà poi dell'ovovia, che di fatto in questi due anni dalla prima corsa (che risale al novembre 2013) non ha mai funzionato, trasportando poche decine di persone, perlopiù mamme con le carrozzine. Il Comune sta studiando varie ipotesi per risolvere la questione, ma intanto anche sull'«ovetto rosso» pende un'inchiesta della procura della Corte dei Conti, che un anno fa, per interrompere i termini di prescrizione, ha mandato a politici e tecnici che la avallarono una messa in mora di 1,8 milioni di euro. E proprio i politici coinvolti non ci stanno a finire nel tritacarne. «Pretendemmo che i gradini fosse anti-scivolo e il tema fu sottoposto alla Saint Gobain (l'azienda che produsse le lastre di vetro, ndr ) - spiega l'ex assessore ai Lavori pubblici Mara Rumiz, in carica durante l'ultima amministrazione di Massimo Cacciari - una condizione posta era appunto che il vetro sopportasse tutte le condizioni atmosferiche». Il problema del ghiaccio e dell'impossibilità di cospargere sale sul vetro emerse dopo l'apertura del ponte della Costituzione. «Possibile che dopo tanti anni non sia stato individuato un sistema per intervenire?», domanda Rumiz e la stessa domanda la pone un altro ex assessore, Alessandro Maggioni, ai Lavori pubblici tra il 2010 e il 2014. «Tutti i ponti si ghiacciano e si scivola, ma sugli altri con il sale il problema è risolto - spiega Maggioni - A suo tempo l'amministrazione avrebbe dovuto porre il problema all'archistar quando invece gli si è imposta l'ovovia. Possibile che i produttori non possono trovare un modo di agire?». Alberto Zorzi - Gloria Bertasi