UN aforisma attribuito a John Lennon ribadisce come «la realtà non può tollerare molta immaginazione». In politica il realismo è tutto. Restare ancorati al fatto contingente, a chi campa anche grazie alle tue scelte, a chi si aspetta di vedere risolti i suoi problemi domattina e non fra dieci anni, significa ascoltare la realtà più spicciola e tentare di fornire soluzioni. Quest'approccio, però, si scontra con la necessità, soprattutto di alcuni territori, di sostenere visioni almeno di medio periodo, di suggerire scenari più ampi per il futuro, di ripensare, in molti casi, il proprio modello di sviluppo, adeguandolo alle modificazioni delle condizioni al contorno. Lo scontro, che apparirebbe surreale in qualunque parte d'Europa, sul cosiddetto nuovo Hub di Pompei, è esemplificativo in questo senso. Si tratta di un progetto, dal costo preventivato di 35 milioni di euro, in corso di elaborazione da parte di Ferrovie dello Stato, che mette in connessione la linea dell'alta velocità che attualmente arriva a Salerno, con la Circumvesuviana e poi direttamente con l'ingresso degli scavi archeologici. Si tratta di un progetto che trae la sua logica dal confronto con decine di casi similari relativi a siti dell'importanza di Pompei e che tendenzialmente aumenta e consolida il numero dei visitatori, ampliando l'offerta a livello nazionale. Le contestazioni al progetto (che, ovviamente, necessita ancora di molte fasi e un'ampia attività di valutazione e concertazione) sono state mosse soprattutto dall'amministrazione comunale, che vede messo in pericolo il sistema economico che adesso campa sui flussi turistici, provenienti prevalentemente attraverso bus privati e Circumvesuviana, oltre che dall'autostrada A3, che a Pompei ha due uscite. Queste critiche apparirebbero anche ragionevoli, se non fosse che i dati e gli indicatori economici parlano di un territorio in cui per anni sono state assenti politiche di sviluppo e azioni in grado di intercettare una parte sensibile dell'enorme quantità di turisti degli scavi e che, ora sì, arrivano e subito vanno via, magari dopo aver acquistato qualche scadente chincaglieria in vendita all'esterno degli scavi. Si tratta di un flusso di visitatori enorme, oltre tre milioni e duecentomila nel solo 2015, un record assoluto. Mai il sito era stato visitato da una tale massa di persone. Se si guarda, tanto per fare un esempio, all'intera capacità ricettiva dei comuni ricadenti nel sistema territoriale di sviluppo dell'area (comprendente i comuni di Boscoreale, Boscotrecase, Castellamare di Stabia, Ercolano, Pompei, Portici, San Giorgio a Cremano, Torre Annunziata, Torre del Greco, Trecase) emerge che nell'intera area è presente appena l'8 per cento delle strutture alberghiere dell'intera provincia di Napoli. E così tutti gli altri indicatori, come il tasso di ricettività, l'indice di qualità, il tasso di utilizzo, marcano con chiarezza (e con tristezza, si potrebbe aggiungere) la difficoltà di questo territorio di catturare i flussi turistici, rendendoli remunerativi e strutturalmente connessi all'economia dei luoghi. Cosa difende allora il sindaco? I progetti di sviluppo in corso, si dice. Il restyling di alcune strade e negozi che faticosamente si stanno riposizionando secondo standard più aggiornati, e tra l'altro già messi in difficoltà da alcuni nuovi grandi centri commerciali dell'area, per i quali nessuno si è incatenato a nessun cancello. Più serio potrebbe essere pretendere una programmazione, concertata tra i diversi enti, che sostenga delle strategie di integrazione tra il nuovo hub e le attrezzature già presenti o in progetto, la riqualificazione ed il rilancio della Circumvesuviana, la messa in connessione con le altre aree archeologiche del comprensorio (Oplontis, Stabiae, eccetera), rispetto al quale l'hub sarebbe baricentrico. In questo modo potrebbe essere realisticamente rilanciato il milieu locale, e cioè l'aggregato di risorse reali e potenziali, materiali e immateriali, di vario genere (economiche, culturali, ambientali, sociali) presenti in abbondanza in questo territorio, nonostante i rilevanti problemi urbanistici dell'area, che certo non agevolano lo sviluppo della zona. Si tratta di azioni per le quali non mancano le risorse, e la nuova programmazione dei fondi europei. Soprattutto quella destinata alle città metropolitane (Pon-Metro) in questo senso è chiara. Basterebbe avere, appunto, un po' di immaginazione. E, forse, un po' più di coraggio.