Ha visto le sale una per una come giovane volontaria negli anni '70 e ora ci ritorna come direttore. È sera, le Gallerie dell'Accademia stanno quasi chiudendo quando Paola Marini, veronese, storica dell'arte, apre la porta del suo nuovo studio. «Sono le prime settimane ci sono moltissime cose da fare dice sorridendo e dobbiamo correre». La nomina ufficiale è di fine agosto, l'avvio effettivo di fine novembre e il mandato del Ministro Dario Franceschini per i nuovi direttori musei nazionali è stato chiaro. Il patrimonio dovrà essere gestito con occhio curatoriale ma anche manageriale. Lei, 63 anni, laureata con lode a Bologna nel 1975 dal 1994 ha diretto i Civici musei d'arte e monumenti del Comune di Verona ha già chiaro il percorso. Quali sono gli obiettivi più importanti dell'immediato futuro? «L'autonomia. Che non significa cambiare tutto ma che vuol dire che una struttura di questo tipo deve essere riorganizzata. Su molti fronti, dai rapporti internazionali alla proposta per i visitatori. Una volta a regime saranno i conservatori ad occuparsi degli aspetti tematici, io mi occuperò del resto». Cosa manca all'autonomia delle Gallerie? «Tecnicamente alcune cose molto importanti, da quelle pratiche come ad esempio un Iban e un conto in banca passando alla nomina del Cda che è avvenuta solo nei giorni scorsi». Chi sono i nuovi membri del Cda? «Il Cda sarà presieduto da Daniele Ferrara, direttore del polo museale, poi ci saranno Andrea Del Mercato, direttore generale di Biennale; Federica Olivares e Davide Rampello». Cosa diventeranno le Gallerie in futuro? «Dovranno essere un museo-faro che faccia risplendere nel mondo la pittura figurativa veneziana e non solo. Sono moltissimi già oggi i visitatori, gli ingressi nell'ultimo anno sono cresciuti del 5 ma quello che conterà in futuro è quello che le Gallerie sapranno comunicare a chi arriva. Un esempio che funziona in questo senso? Gli Uffizi». Nuovi rapporti internazionali? Di che tipo? «Non possiamo pensare che i rapporti internazionali siano solo prestiti di opere. In arrivo, a tal proposito nei prossimi mesi una mostra ad Osaka e una a Denver. Sono belle occasioni ma di certo le opere non ci mancano, è il resto che va cambiato». Che cosa? «Avere più visibilità, imparare a dare un'accoglienza diversa. Pensare una scansione cronologica più precisa e schematica della proposta culturale. Scegliere un ritmo più rapido. Finora ci sono sempre state proposte di alto livello che però arrivavano quando arrivavano. Ma cambiato il ritmo». Quali saranno i prossimi passi, dunque? «Arriveranno i fondi per la Quadreria, 1 milione e 150mila euro stanziati dal Ministero che serviranno a sistemare anche la zona del Gabinetto. Poi entro fine mese apriremo al pubblico le nuove sale del museo dedicate al Settecento e all'Ottocento, alla presenza, ormai confermata del Ministro (le nuove sale si aprono grazie al finanziamento della Venice International Foundation e del comitato di salvaguardia Venice in Peril, a giugno quelle della pittura del Seicento realizzate col contributo di Samsung e Venetian Heritage). Poi toccherà ai due saloni e in quel caso avremo due quadri di Hayez che erano altrove e alla mostra per i 500 anni di Aldo Manuzio». Sul fronte sicurezza (visti anche gli ultimi eventi di Verona) le Gallerie sono sicure? «Da un edificio che ha subito un restauro di recente mi aspetto che su questo punto abbia un'ottima dotazione. Lavoreremo anche su questo ma l'urgenza riguarda altro».