Maraniello: «Una mostra? Perché no». Daverio: «Forse spenderei in altro modo i soldi» I graffiti strappati dai muri e la mostra di Genus Bononiae sono già diventanti dibattito. «Non amo l'idea dei murales in un museo ma l'arte nasce senza destinazioni», dice Gianfranco Maraniello, direttore del Mart dopo dieci anni al Mambo. Il critico Philippe Daverio è, invece, molto più prosaico: «La street art va salvata e conservata per il futuro. Mi chiedo solo se sia giusto usare in questo modo i pochi soldi che la città ha a disposizione». «La street art va salvata Mi chiedo se sia giusto usare così i pochi soldi» Philippe Daverio, cosa ne pensa dell'operazione di sa lvataggio dei graffiti più significativi realizzati a Bologna, in luoghi privati che stanno per essere abbattuti, da parte di Genus Bononiae, quindi di Roversi Monaco, e di una successiva mostra documentale? «Un affresco di Giotto e un '"pezzo" di un writer sono la stessa cosa? No, è evidente. Eppure bisogna riconoscere che i graffiti rappresentano un momento specifico della nostra esperienza visiva e per questo degni di attenzione. Nulla osta quindi che si stacchino, come avviene per gli affreschi. Il documentarne l'esistenza è perciò meritevole». Dunque è favorevole all'operazione in corso «Sotto questo punto di vista sarebbe interessante anche documentare le scritte con il gessetto, quelle che si facevano tanti anni fa. Ne ricordo tante, cose tipo "cloro al clero". La conservazione dei graffiti, e lo spostamento, non trova però d'accordo la maggioranza degli autori, cioè degli artisti. «I protagonisti della street art hanno ragione, i loro "gesti" sono estemporanei. Sotto questo aspetto penso anche ai carri del Carnevale di Viareggio, quelli magari con i volti dei politici, un bell'esempio di arte popolare, di strada». Bel salto: si spieghi meglio «Abbiamo parlato di Giotto, di graffiti e ora di carri carnevaleschi (alto artigianato ndr ), ma cosa li differenzia? La presenza o meno di un contenuto linguistico ricco e complesso. Se c'è allora si giustifica la sua conservazione. Prendiamo la pubblicità della brillantina e una poesia di Ungaretti: una non si conserva, l'altra sì». Il graffito «Rientra nella categorie delle opere da conservare. E comunque oggi ci sono tantissimi modi per salvaguardare e conservare, basti pensare a quella elettronica, digitale. Dopodiché c'è un problema di risorse, di costi. Non tanto per l'immediato, quanto in prospettiva: quanto costa conservare i graffiti staccati e salvaguardati? A Bologna, con i chiari di luna sulla conservazione museale e i tanti reperti non visibili è corretto spendere così questi soldi? Genus Bononiae è un'istituzione privata, ma con vocazione pubblica, quindi ibrida. Il problema di questa spesa "prospettica" è anche politico». Una valutazione però, a quanto pare, è stata fatta. «Mi sembra però che l'operazione manchi di un confronto teorico che la legittimi». Roversi Monaco è affiancato da uno storico dell'arte, Luca Ciancabilla, ma è vero che, ad esempio, una delle massime esperte della materia, come Fabiola Naldi, non è stata coinvolta. Altre lacune? «La comunità di appartenenza, cioè i bolognesi, riconosce questa operazione?» Come sa bene la comunità, proprio come la critica, si divide, sempre. «È vero. E ogni opinione è legittima». Quando si farà la mostra, lei verrà a visitarla? «Certamente. Ma ci vediamo prima ad Arte Fiera».
Bologna. Esperti e graffiti, le mille facce di un caso
Gianfranco Maraniello, direttore del Mart, non ama l'idea di esporre graffiti in un museo, ma ritiene che l'arte nasca senza destinazioni. Philippe Daverio, invece, pensa che la street art debba essere salvata e conservata per il futuro. Daverio ha appoggiato l'operazione di salvataggio dei graffiti più significativi realizzati a Bologna, che verranno esposti in una mostra documentale. Daverio ritiene che i graffiti rappresentino un momento specifico della nostra esperienza visiva e debbano essere documentati. Tuttavia, la maggioranza degli artisti della street art non è d'accordo con l'operazione, considerandoli "gesti" estemporanei.
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