Vuole conquistare i veneziani, scommette su un pubblico di giovani e donne, sogna aperture notturne: la nuova presidente della Fondazione Musei Civici di Venezia, Mariacristina Gribaudi, sta facendo in questi giorni un tour nei 12 musei, che insieme fanno una delle più importanti «fabbriche della cultura» della città. La stessa impresa che lei dirige ha legami antichi con la Laguna: da là uscivano le chiavi della Serenissima. Che impressione le fa essere lei ora alla guida della Fondazione? «Mi emoziona molto. Sono sempre venuta qui come visitatrice e madre, accompagnando i miei figli. Si dice sempre che Venezia sia la città più bella del mondo, ma vederla dietro le quinte impressiona ancora di più». Che bilancio può già tracciare da questo primo tour? «Sto ascoltando tutti. E sto conoscendo un team di professionisti di grande valore, in particolare le donne, a cominciare dalla direttrice Gabriella Belli. Ci sono delle attività già programmate. Poi abbiamo buttato giù idee, appunti, progetti che verranno tutti valutati dal consiglio di amministrazione. Bisogna essere veloci, ma non avere fretta. I cambiamenti vanno portati avanti senza strappi». Che cosa l'ha colpita di più? «Innanzitutto il patrimonio architettonico che ha un valore inestimabile. E poi la quantità di opere, di archivi, di saperi che conservano. Mi ha colpito la storia dei vetrai di Murano che a metà '800 si adattarono ai cambiamenti del mercato e dei gusti e non si arresero. O le donne che continuano a incontrarsi al Museo del Merletto di Burano. Una di loro compirà 100 anni il 14 febbraio: lei stessa è Storia. E ho pensato che merita di essere festeggiata» E si è fatta un'idea su quali punti deboli invece le piacerebbe lavorare? «Ho l'impressione che i musei siano percepiti dai veneziani come qualcosa di riservato alla gran massa di turisti. Mi piacerebbe che li sentissero casa propria e che tornassero a viverli. In secondo luogo i giovani e le donne, sono loro che dobbiamo conquistare, perché è il pubblico più colto, attento, sensibile». Che fare per riuscirci? «Per farlo dovremmo stringere un'alleanza con le università, trasformare i musei in luoghi sempre connessi col mondo, aperti la sera e la notte. Il mio modello è la London School of Economics aperta 24 ore. Oppure la tessera WeWork che mi insegnarono a usare i miei figli: un network di luoghi in tutto il mondo dove lavorare o affittare una sala». Ci vogliono risorse: come trovarle? «Siamo pronti a valutare tutte le possibilità, dalle più tradizionali alle più innovative. L'importante è salvaguardare il nostro patrimonio». In questi ultimi anni si è parlato di un museo della moda e uno dell'arte islamica. Che ne pensa? «Il primo mi sembra guardare verso una filiera importante, su cui torna lo sguardo femminile: basta pensare alla mostra che c'è ora al Museo Fortuny. Quello sull'arte islamica parla della cultura come messaggio a lunghissimo termine, capace di parlare al mondo. Tutti i progetti verranno presi in considerazione e valutati». Cosa porterà allora della sua esperienza di manager? «Ho accettato l'incarico a dicembre. Ma solo oggi, visitando ognuno dei musei, forse ne sono pienamente consapevole: credo che la strada sia mescolare una buona cultura di impresa, il mondo dell'università, i saperi della città» E con l'amministrazione comunale? Brugnaro non è un sindaco facile. «Lavoreremo a fianco dell'amministrazione. Ogni sindaco mette il suo stile e la sua impronta, ma sono convinta che l'obiettivo sia comune».