La storia è storia, le date sono date. L'Accademia Carrara, nata nel 1796 tre anni dopo il Louvre, è una delle più antiche collezioni pubbliche al mondo. Il Comune, cui il conte Giacomo aveva lasciato i suoi capolavori, si impegnò subito per metterli in mostra e affidò a Simone Elia il progetto. La pinacoteca venne ultimata nel 1810 ed è rimasta la stessa fino a oggi. A logica, con oltre 200 anni d'esperienza, a Bergamo dovremmo essere maestri in tecniche espositive e museali. Non è così e per capirlo basta uscire dalla Carrara, attraversare la strada ed entrare alla Gamec. In passato è stata convento, scuola e caserma. Dal 1991 è stata convertita in Galleria d'arte moderna e contemporanea. Peccato che la conversione non fosse supportata da un'adeguata vocazione. Per chi ancora avesse dubbi è aperta fino al 17 gennaio la mostra di Malevic. Come assistere a un incontro di boxe. Soffitti bassi, travi a vista, muri storti e ambienti a geometria sghemba o variabile fanno a pugni col rigore compositivo di un padre dell'astrattismo. Magari andrà meglio la mostra dedicata a Trento Longaretti, ma il concetto di fondo non cambia. Bergamo è piena di tesori, non è obbligatorio avere una Galleria d'arte moderna, ma se proprio la deve avere non può essere lì dov'è. Il problema è che a differenza degli amministratori di due secoli fa, qui nessuno vuole dire dove deve andare. E nell'incertezza si materializzano proposte da parte privata. Ubi Banca ha messo a disposizione un edificio in via Rovelli, remota periferia sud, e i 4,5 milioni di euro necessari a restaurarlo. A seguire l'idea di trasformare la struttura circolare del palazzetto dello sport in una sorta di Guggenheim e spostare l'arena di pallavolo e basket su un'ex area industriale alle spalle di via Bianzana di proprietà di Domenico Bosatelli. Il mecenatismo privato è benvenuto. Ma su un tema centrale per lo sviluppo culturale e turistico della città sarebbe bello ascoltare un pronunciamento pubblico chiaro sulla sede più idonea per la Gamec. Senza pensare di scoprire l'acqua calda noi crediamo che quella sede esista e si chiami Palazzo della Libertà. Grande. Centrale. Moderno. L'idea non è nuova. Lanciata nel 1986 dal compianto gallerista Pietro«Popi» Lorenzelli, oggi fa proseliti ovunque, anche in Comune. C'è un problema: il palazzo è destinato alla prefettura. Ma c'è anche la soluzione: trovare alla prefettura una sede alternativa. Non sembra una missione impossibile. E vista la posta in gioco per il futuro della città varrebbe la pena che l'amministrazione ci provasse. Sarebbe la nuova Carrara. Noi no, ma tra 200 anni lei sarebbe ancora lì.