Da una ventina d'anni, da Philippe Daverio fino a Filippo Del Corno, gli assessori alla Cultura sono state figure nate al di fuori dei partiti. È stata un'ottima scelta e auspichiamo che si continui in questa direzione anche con la prossima giunta. Sono stati assessori molto diversi per atteggiamento e metodologie, da quelli che hanno espresso un massimo grado di visibilità come Vittorio Sgarbi a quelli, come Salvatore Carrubba, che si sono concentrati sulle strutture. Ciò è stato positivo per la città, anche perché ha costretto i funzionari a rimettersi ogni volta in gioco. Tuttavia, ha lasciato aperti delicati problemi nella gestione di teatri e di musei. Cosa chiedere all'assessore che verrà? Il suo raggio d'azione è limitato, gli stanziamenti vanno quasi tutti al personale; ma elenchiamo cinque punti verso i quali potrebbe orientare le scelte. Uno: Milano è la capitale dell'editoria e qui si deve vincere la battaglia in difesa dei libri e dei giornali, senza timore di sentirsi al di fuori del mainstream social . L'attuale dissoluzione della cultura causata da un pessimo uso del digitale (con conseguenze evidenti nei giovani) deve spingere a una testimonianza per uno sviluppo culturale compatibile. Questa sarebbe vera modernità. Due: vanno stretti i rapporti tra cultura e settore industriale e della ricerca, che è il Dna della città, evitando che ciascuna forza produttiva faccia da sé (il proprio museo, la propria iniziativa...) per sfiducia verso l'istituzione. Ci si impegni ad unire le forze. Tre: credo non si debbano aprire nuovi teatri o musei. Sono in numero già eccessivo, taluni mal posizionati per logica policentrica e con costi di gestione alti. Ogni giorno, a Milano, ci sono decine di iniziative: bisogna farle conoscere, facilitare gli accessi e renderle continuative. Quattro: la postmodernità ha dimostrato che ogni luogo anche il più brutto diventa aggregativo se si sa proporre qualcosa. Se la gente non va al museo (a meno che sia gratis) il museo esca da se stesso e si faccia trovare tra la gente. E così facciano musica e teatro. Ogni luogo, ogni cortile (lo ha dimostrato Mito, iniziativa ora in fase interrogativa) è adatto. Cinque: ciò suggerisce un'ultima indicazione. Armonizzare l'offerta, specialmente musicale, della città. Ci sono troppe sovrapposizioni. Non che l'istituzione pubblica debba o possa dirigere le scelte artistiche; ma potrebbe trovare il modo per orientarle, renderle riconoscibili. La concorrenza, del commercio è l'anima. Ma l'anima della cultura è nel diventare comunità non nel farsi concorrenza o dispetti.