JEFF KOONS dove lo metto? L'assessore alla cultura, cioè il sindaco Dario Nardella, tornerà a Palazzo Vecchio dopo la Befana. Ma da quando, alla vigilia di Natale, l'artista più pagato al mondo ha fatto sapere di essere disponibile a lasciare a Firenze per «un lungo periodo» Pluto e Proserpina, la tanto discussa statua dalle superfici inox lucide dorate, il quiz è ufficialmente aperto: dove la mettiamo l'opera- provocazione che, in tre mesi di prossimità con il David michelangiolesco sull'arengario di Palazzo Vecchio, ha fatto il giro del mondo? Di sicuro non lì dove si trova oggi: su questo almeno il sindaco Nardella ha già deciso. Per il resto però si avanzino suggerimenti: «Troveremo una collocazione all'altezza dell'artista», assicura la vicesindaco Cristina Giachi. Sorvolando sulle critiche più aspre, piovute nel frattempo sulla statua-kitsch. Una periferia forse, a distanza dal centro rinascimentale? «Potrebbe essere una periferia, non una a caso però, una con un significato», non chiude le porte Giachi. Anche se l'idea che trova consensi a Palazzo Vecchio è quella del chiostro del Museo del '900, la cui collezione del secolo scorso arriva sì e no agli anni Ottanta e potrebbe ricevere proprio da Koons una spinta di popolarità. Cosa ne pensa l'artista statunitense? Si racconta che sia grato a Firenze e a Palazzo Vecchio, per avergli consentito l'ingresso sull'arengario, il 'sancta sanctorum' della città, un privilegio che da secoli non è stato concesso a nessun altro. Ma per quanti giorni ancora concederebbe il suo «idolo dorato», come lo chiama Tomaso Montanari, se il Comune gli proponesse di ricollocarlo alle Piagge? Con il museo comunale sarebbe tutto più facile: resterebbe in centro e non ci sarebbe neppure necessità di chiedere pareri alla soprintendenza: «Qualunque sarà la proposta, è chiaro che l'opinione dell'artista sarà decisiva », si fa notare da Palazzo Vecchio. A chi spetta avanzare la proposta? Anni fa, all'inizio dell'era Renzi, nel settembre 2009 l'assessore alla cultura Giuliano Da Empoli mise su una commissione di tre esperti. Con il preciso compito di vagliare e studiare la collocazione delle opere d'arte negli spazi pubblici: il curatore d'arte Francesco Bonami, Alberto Salvadori, direttore del museo Marini, e la direttrice della Strozzina Franziska Nori, fu allora la sua scelta. Solo che quella commissione durò quanto durò. La riesumò il successore filosofo Sergio Givone, chiamando Maria Grazia Messina, Lucilla Saccà e Sergio Risaliti. Solo che oggi non esiste più. Non è più stata riunita nè rinominata: «Decidiamo di volta in volta», spiega Palazzo Vecchio. Eppure i momenti d'imbarazzo governativo non sono mancati. Lo scultore Henry Moore all'alba dei Settanta si trovò a discutere con il suo Guerriero: l'idea di collocarlo nel cortile degli uffici di Palazzo Vecchio fu giudicata ben poco prestigiosa dall'artista inglese e ne nacque una contesa. La grande statua Dietrofront di Pistoletto a Porta Romana fu accolta nel 1984 da critiche scandalizzate. E lo stesso destino toccò nel 1993 al Paloma di Botero all'uscita dall'autostrada. Per non dire di Giuliano Vangi: il suo San Giovanni Battista doveva stare davanti alla Biblioteca nazionale ma dal 2000 è in Santa Maria Sopr'Arno. Nel 2008 ci si accapigliò su Two rivers di Greg Wyatt: Firenze non l'ha voluta ed è finita a Pisa. Mentre nel 2013 Zhang Huan, il cinese che con la sua mostra riaprì il Forte, donò il suo Confucio in marmo chiedendo che fosse esposto in uno spazio adeguato. È finito in un deposito comunale. Dove magari qualcuno vorrebbe relegare per sempre anche Koons.