In viaggio con duecento cittadini di Castelfranco, la città che chiede la restituzione del capolavoro di Giorgione VENEZIA «Col tempo», suggerisce Giorgio Barbarella da un angolo del ritratto che racconta la fragilità delle cose terrene. E siccome il tempo può essere la soluzione del problema o il problema stesso, la città di Giorgio Barbarella detto Giorgione ha pensato che fosse arrivato il momento di agire. Ieri mattina, con un treno speciale per Venezia, un corteo di duecento castellani ha raggiunto la sede regionale della Soprintendenza per i beni architettonici e il paesaggio. Sotto palazzo Soranzo Cappello, i manifestanti hanno «gridato» tutta la loro voglia di riportare a casa la Madonna di Giorgione, dipinto che è simbolo prima che vanto della loro città. La tavola, uno dei capolavori del Rinascimento italiano, ha lasciato il duomo di Castelfranco tre anni fa in condizioni pessime per essere restaurata nei laboratori della soprintendenza. Il tempo del ritorno è maturato, ha gridato il popolo della Pala, occupando per un paio d'ore la vetrina mediatica di Venezia. Arte, orgoglio, business «Giorgione torni a casa» In treno da Castelfranco a Venezia per il dipinto del '500 «La Madonna è nostra da secoli, la rivogliamo indietro» Dalla fine del 2003 la Pala è esposta al museo dell'Accademia: magliette e manifesti per reclamarne la restituzione al Duomo del centro trevigiano «Chi arriva a Castelfranco e non trova la Madonna di Giorgione prova la stessa delusione di quelli che visitavano il Louvre mentre la Gioconda era a New York», dice Francesco Amezzoli, un passato da maggiordomo nella villa del Solvay, re Mida del bicarbonato. Sessantanove anni, Amezzoli vive l'arte col cuore e sulla questione Pala ha idee limpide: «Non capisco perché, terminato il restauro, l'opera non possa tornare a casa». Alle 8,50 del mattino il treno della protesta si lancia in direzione Venezia. C'è qualche sedile vuoto di troppo ma la compagnia è allegra, perché quello organizzato dalla Pro Loco dev'essere «l'annuncio di un ritorno», come si affretta a ricordare il vice sindaco di Castelfranco, Fiorenzo Vanzetto. Manifesti «La Pala è nostra», «Ridateci la Pala» , cappellani e magliette ad hoc... È tutto in regola, tutto bello, ma i castellani si contano e qualcuno dondola il capo perplesso: l'annunciato plotone dei 600 è ridotto di due terzi ma si parte. «Purtroppo ricorda Amezzoli tanti amici anziani, che non sarebbero mai mancati, sono rimasti a casa per il caldo. Per qualcuno, me compreso, partecipare oggi è un rischio. Visto che il ritorno della Pala non è questione da risolvere in poco tempo, a settembre potremmo organizzare una visita alla Madonna, portando all'Accademia i tanti anziani del paese». Di carrozza in carrozza, Giorgione e la tavola dipinta nel 1503 tiene banco: nella regione abitata dal popolo delle partite Iva è una notizia. «In Veneto ci sono molte opere minori in stato di abbandono dice Silvano Baggio, 70 anni, pensionato e non è bello. La Pala è l'orgoglio di Castelfranco, una cosa bellissima, che i altri no gà». Significa che la Pala è un'opera minore? «No che non è minore, infatti la rivogliamo con noi». Maria Grazia Lizza, trentenne neoletta consigliere comunale, vuole «sensibilizzare gli organi superiori per il ritorno della tavola di Giorgione a Castelfranco, e in tempi brevi». Poi la patina politica si scioglie e l'architetto Lizza comunica «un profondo attaccamento al dipinto, che sento mio, pur non essendo originaria di Castelfranco». Col vice presidente dell'Ascom, Gianfranco Giovine, gli ultimi scampoli del viaggio in treno: «L'idea della nostra associazione è di cercare una politica di valorizzazione della città come sito artistico, anche attraverso la ritrovata consapevolezza del valore della Pala». Arte, storia, orgoglio e business, ma è giusto così. Arriva la laguna e si scopre che del «passaggio» hanno approfittato anche due giovanissime studentesse. A Venezia dovevano andarci comunque, quindi perché non gratis? Salutano e ringraziano il presidente della Pro loco Gherardo Battistel: il treno della Pala è una sua idea e adesso tocca a lui. Megafono, fischietti e cori: «Siamo i cittadini di Castelfranco e siamo venuti a riprenderci la Pala di Giorgione». Il corteo invade piazzale Roma e la scorta di carabinieri si rilassa: è solo festa. Il serpentone dei castellani sale ponte degli Scalzi: «Ve demo a Pala e anca naltra, che ghe nemo tante», gridano da dietro una bancarella. Ma la Madonna è unica, basta e avanza. Due calli e la protesta raggiunge la sede della Sovrintendenza, chiusa perché è sabato. «Noi comunque siamo qui urla il megafono di Battistel per ricordare che a Castelfranco aspettiamo la Pala e poco c'importa di non essere ricevuti». I cartelli con la riproduzione del dipinto di Giorgione Maria in trono, affiancata dai santi Francesco e Nicasio addobbano la facciata di palazzo Soranzo, dove stanno gli uffici del sovrintendente. «Something religious?», chiede una turista inglese. «No, non è una manifestazione religiosa. E' una protesta». L'ultima tappa è la visita all'Accademia: la Pala dorme in una teca di cristallo, 31 gradi e umidità costanti. «Torna presto». «Col tempo», risponde Giorgione. IL RESTAURO La disputa La Pala di Giorgione manca da Castelfranco -città d'origine dell'artista che l'ha dipinta - da quattro anni. Da sempre custodita in nel duomo castellano, la tavola era entrata in crisi per le cattive condizioni climatiche della cappella che porta il nome dei committenti, l'antica famiglia Costanzo. Il ritorno a «casa» del dipinto è subordinato alla climatizzazione della cappella. La parrocchia, proprietaria del luogo e pure della Pala, ha messo a norma il riscaldamento del duomo, mentre la Sovrintendenza, curato il restauro del Giorgione, sta sviluppando un progetto di climabox, una teca a temperatura e umidità costanti. IL VIAGGIO La protesta Ieri, un treno speciale organizzato da prò loco di Castelfranco ha portato duecento castellani a Venezia. Il corteo ha rivendicato, sin sotto la sede della Soprintendenza ai beni artistici e al paesaggio, la restituzione del dipinto simbolo della città, oltre che motivo d'attrazione per un discreto numero di turisti.