Ci sono 4 milioni di euro per il restauro della cupola e dei soffitti tutto acciaio e vetri della Galleria Vittorio Emanuele. Prima di sostituire la copertura, sarà avviato uno studio su uno dei bracci più corti, per capire se l'intelaiatura può reggere i nuovi vetri. Per costruire il Cupolone, fu utilizzata un'ingegnosa impalcatura mobile. E molto ingegno occorrerà a breve quando si avvierà il restauro dell'intera copertura di ferro e vetri della Galleria Vittorio Emanuele. Il bilancio dei Lavori pubblici ha stanziato quattro milioni di euro per il rifacimento del soffitto del Salotto di Milano, che include un progetto d'indagine sulle strutture portanti. Nel lungo e meticoloso lavoro di studio che ha preceduto il restauro del corpo di fabbrica, dei 2.500 metri quadrati di pavimento decorato, degli stucchi, dell'arco trionfale, attraverso la rilettura dei documenti del progettista Giuseppe Mengoni, nulla è stato trovato in relazione ai soffitti di vetro. Ad eccezione delle immagini in bianco e nero scattate in corso d'opera sul cantiere. I vetri sono quelli originali e «sappiamo che non sono più adeguati alle misure di sicurezza attuali conferma l'assessore Carmela Rozza . Per questo, occorrerà capire se la struttura è in grado di reggerne di nuovi, più pesanti, oppure se sarà necessario riprodurli come in origine. E, trattandosi di una grande quantità in metri quadri, è possibile che predisporre una produzione ad hoc ». Lo studio preliminare sarà avviato su uno dei bracci più corti della Galleria. Le notizie sulla grande cupola e sulla copertura in vetro dell'Ottagono sono minime ma immortalate dalle cronache dell'epoca. Il 16 giugno del 1874, otto anni dopo l'inaugurazione, una grandinata mandò in frantumi una parte dei cristalli del rivestimento. I cronisti del tempo, come ricorda Stefano Zuffi nel libro «Galleria Vittorio Emanuele» (ed. Feltrinelli) appena dato alle stampe, annotarono che i «chicchi erano grossi come uova». Per tre giorni non si potrà entrare in Galleria, racconta Zuffi, «ci sono lastre pericolanti, tutta la copertura di 93mila metri quadrati deve essere messa in sicurezza, si rinnovano le critiche dei detrattori del Mengoni». Gli edifici al rustico della Galleria erano stati completati nel 1866, due anni dopo l'avvio del cantiere. E nel gennaio 1867 era iniziata la realizzazione della copertura: prima la tettoia, quindi la grande cupola centrale. Un'armatura in ferro e ghisa con elementi prefabbricati forniti dalla ditta francese Henri Joret e lastre di vetro rigato. La Galleria era passata immune dal primo conflitto mondiale, in pieno periodo bellico aveva continuato ad essere abbellita vedi il Camparino con arredi di art nouveau, bancone in ebanisteria intarsiato e mosaici con pappagallini ma fu devastata dai bombardamenti dell'agosto 1943. I restauri cominceranno solo tre anni dopo la fine della guerra. Rimossi i detriti, messe in sicurezza le strutture, la Galleria appare come un minuto dopo i bombardamenti. Colossale la ricostruzione: per la copertura servono 8.800 metri quadrati di vetro retinato, per le armature 1.580 quintali di ferro. La città dedica il restauro al cardinal Montini, futuro Paolo VI. Simbolica la fine lavori: 7 dicembre 1955.
Milano. Il Cupolone è fragile. La Galleria prepara un restauro verticale
Il bilancio dei Lavori pubblici ha stanziato 4 milioni di euro per il restauro della cupola e dei soffitti in acciaio e vetro della Galleria Vittorio Emanuele. Prima di iniziare il restauro, sarà avviato uno studio per capire se la struttura può reggere i nuovi vetri. Il soffitto del Salotto di Milano, che include un progetto d'indagine sulle strutture portanti, è stato già oggetto di uno studio. I vetri originali non sono più adeguati alle misure di sicurezza attuali, quindi occorrerà capire se la struttura può reggere di nuovi vetri o se sarà necessario riprodurli come in origine.
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