RAGUSA Concluso il restauro del maestoso parco dello storico Castello degli Arezzo Recuperati tutti gli alberi, il parterre ricostruito fedelmente Alessandro Bongiorno RAGUSA - Restaurato e riportato all'antico splendore come si conviene a un vero e proprio bene culturale. Il parco del castello di Donnafugata è pronto a riaprire i battenti. Si presenta come un museo all'aperto e c'è da giurare che sarà u-na delle attrazioni turi-stiche dell'estate che è appena cominciata. Un motivo in più per visitare la provincia di Ragusa e godere, oltre che dei centri barocchi e delle spiagge basse e sabbiose, anche di uno dei paesaggi rurali più suggestivi che si possano incontrare. Per raggiungere Donnafugata occorre infatti attraversare i campi co-lor oro ombreggiati da maestosi carrubi e dagli ulivi che producono uno dei migliori oli del mondo. Ad accogliere il visitatore c'è il castello che fu del barone Corrado A-rezzo. Alle sue spalle un parco storico che, grazie al progetto di recupero di Biagio Guccione e Giacometto Nicastro, è tornato ad assumere le forme ricche e maestose dell'inizio del secolo scorso. I lavori di questo primo stralcio di interventi hanno consentito il recupero di tutti gli alberi, la ricostituzione fedele del parterre realizzato agli i-nizi del Novecento e il restauro dei vialetti principali. In precedenza si e-ra già intervenuto ripristinando il labirinto (sollazzo del barone e vera gioia di grandi e piccini), il finto monaco in cartapesta, la coffee house e il tempietto. Il parco del castello, così come già anticipato, sarà aperto al pubblico sabato prossimo con un concerto della «The bass gang» offerto da «Enel gas» e dal Comune di Ragusa. Oggi il sindaco Tonino Solarino, l'assessore Vito Frisina, la soprintendente Beatrice Basile e il responsabile della comunicazione di «Enel gas» Giacomo Pistone illustreranno, nella salone degli stemmi del castello, i lavori di restauro eseguiti. Alla base degli interventi progettati da Guccione e Nicastro ci sta un'importante fase di studio e di documentazione sia storico-architettonica che botanica. Troppi interventi si erano succeduti nel tempo finendo con lo snaturare l'armonia del parco. Decisivi si sono rivelati i rilievi di Salvatore Campo, lo studio di Tiziana Turco, le ricerche di Maria Grazia Carfì e Carmelo Dazzi. Il parco è stato diviso in tre grandi zone omogenee: l'orto-frutteto, i giardini formali e i giardini informali. L'intervento più incisivo ha riguardato l'area dei cosiddetti giardini delle delizie o formali. Il giardinetto delle palme e il par-terre sono stati ricostruiti così come apparivano nelle immagini d'epoca in quella che era la loro conformazione originaria. Il giardinetto di palme si presentava con un elegante impianto geometrico, attiguo alla villa dal lato ovest. Occupava una superficie di forma quadrata al cui interno e-ra iscritto un anello, diviso in quattro spicchi, con un'aiuola circolare al centro. Il disegno era stato cancellato dall'incuria e dal tempo. Oggi è tornato a rivivere nelle sue forme originarie con il reimpianto delle quattro palme e dell'araucaria centrale. Il disegno delle siepi di rosmarino, delle quali rimanevano ampie tracce, è stato ricostituito. Interventi radicali hanno riguardato anche il parterre che era ridotto a una boscaglia informe, un grumo inestricabile di cespugli, senza disegno e senza qualità alcuna: il simbolo del degrado del parco. Del disegno d'inizio secolo, formato da stelle e mezze lune, non restava più nulla, e anche la superficie i-niziale si era ridotta, limitandosi a due sole aiuole di forma rettangolare. Nicastro e Guccione hanno scelto di ricostituire il parterre come si presentava nelle foto dell'inizio del secolo e del quale è stato possibile ricostruire fedelmente il disegno attraverso un fotomontaggio accurato di molte foto d'epoca. Anche l'orto frutteto è stato ripristinato reimpiantando nell'agrumeto cento alberi di madarino e restituendo un aspetto rigoglioso a carrubi, ulivi e mandorli. Il restauro del giardino informale ha invece riguardato il giardino inglese; l'area dei ficus, il labirinto, la cisterna e il grande lago, il bosco dei pini, i viali del Tramonto, delle Casuarine, della coffee house. «A grandi linee sono queste le prime operazioni eseguite per restituire il parco di Donnafugata al suo originario assetto. Con questi lavori, per la prima volta, si è intervenuto in modo incisivo - affermano Biagio Guccione e Giacometto Nicastro - anche sull'assetto vegetale: si tratta di un tangibile segnale d'inversione di tendenza, u-na tappa significativa, che ci restituisce parte del parco, se non all'antico splendore, quanto meno al disegno originario, ora ben leggibile, e lo apre alla fruizione pubblica con la messa in sicurezza di gran parte del patrimonio floristico. Certamente un'inversione di tendenza netta e visibile si è registrata, ma ancora c'è molto da fare, ed è necessario - concludono i due progettisti -non tralasciare nulla affinché ciò avvenga sia per il naturale orgoglio di salvaguardare un'opera importante, sia per contribuire alla rinascita di un risorsa culturale inestimabile per la nostra terra».