VENEZIA. «Vorrei che i musei veneziani diventassero il luogo dove darsi un appuntamento e dove rifugiarsi. Per questo penso che dovremmo farli vivere prima di tutto dai veneziani, così che possano sentire i loro musei familiari e non più meta riservata ai turisti». Fresca di nomina alla guida della Fondazione Musei Civici, Mariacristina Gribaudi racconta di aver passato gli ultimi giorni tra Natale e Capodanno a scambiarsi idee e appunti con la sua manager, Gabriella Belli. L'imprenditrice, di origine piemontese e a capo di un'azienda antica 250 anni, la Keyline di Conegliano, dove un tempo uscivano tutte le chiavi della Serenissima, si dice ancora «frastornata e felice dell'incarico: ho sempre vissuto Venezia da visitatrice, ora lo farò da dentro». Che idee ha per il 2016? «E' giusto che i veneziani considerino i musei un luogo da frequentare, dove incontrare amici, farsi un caffè o fermarsi a pranzo. Pensarli come un posto familiare, succede in tutti i grandi musei del mondo, in qualunque città europea. Può succedere anche a Venezia, tanto più che sappiamo quanto soffra dell'assalto dei turisti, ma dobbiamo guardare oltre». A cosa pensa? «Mi piacerebbe vederli pieni di giovani: i nativi digitali sono sempre connessi, vanno da Starbucks e ci passano ore. Perché non al museo? Questo è possibile solo se diventa un posto davvero accogliente, con orari appetibili, connesso tecnologicamente. Per questo vogliamo stringere collaborazioni con le università, prima di tutto. Anche per un motivo molto semplice: i giovani sono il pubblico di domani». Cosa porterà dunque all'interno della Fondazione? «Vorrei portare un po' della mia esperienza manageriale. So quanto sia importante coinvolgere tutto il team, qualunque sia il ruolo di ciascuno. Lavorando nella mia azienda ho imparato il rispetto per il passato, senza il quale non si può immaginare alcun futuro. Come non farlo a Venezia?».