UN anno decisivo e di svolta per i grandi cantieri della cultura, a Bari e in Puglia. Si annuncia così il 2016, attraverso un fitto calendario di riaperture di contenitori fondamentali dei quali le città e dunque la regione hanno forzatamente fatto a meno per troppo lungo tempo. È il caso, fra tutti, dell'ex museo archeologico provinciale i cui reperti sono tuttora al buio. UN ANNO DECISIVO e di svolta per i grandi cantieri della cultura, a Bari e in Puglia. Si annuncia così il 2016, attraverso un fitto calendario di riaperture di contenitori fondamentali dei quali le città e dunque la regione hanno forzatamente fatto a meno per troppo lungo tempo. È il caso, fra tutti, dell'ex museo archeologico provinciale i cui reperti, all'indomani del trasloco dall'Ateneo di Bari, sono tuttora al buio. Rivedranno la luce entro giugno, anticipa il soprintendente archeologo per la Puglia, Luigi La Rocca, «quando è attesa l'inaugurazione del complesso museale di Santa Scolastica, del quale oggi è visitabile il bastione ». L'ex convento, in effetti, non è stato solo sottoposto a un integrale restauro, che ne ha riportato alla luce ambienti prima ignoti, ma pure a un adeguamento in virtà della sua nuova destinazione d'uso espositiva. «I lavori di ristrutturazione e impiantistica sono terminati e - riferisce La Rocca - si sta passando alla fase dell'allestimento vero e proprio a fronte del restauro in via di ultimazione del reperti destinati a essere esposti. Saranno così riproposte le collezioni dell'ex museo provinciale, attraverso percorsi tematici e cronologici che proveranno a inquadrare ex novo reperti che non hanno contesti di provenienza perché giungono da collezioni. Non solo. Il percorso espositivo sarà integrato da reperti di proprietà dello Stato provenienti dagli scavi della Soprintendenza in terra di Bari e rinvenuti anche durante il lavoro di recupero di Santa Scolastica». In tema di contenitori museali, poi, di tutto interesse si preannuncia il completamento, in coincidenza con la Pasqua, del secondo e ultimo livello espositivo del MarTa, il museo archeologico nazionale di Taranto e, da scoprire, ci sarà il racconto della storia della città, e di una civiltà, dalla lontana stagione del Neolitico e dell'età del Bronzo fino alla città greca più antica, dalla colonizzazione spartana al V secolo avanti Cristo. Più vicina ancora, annuncia La Rocca, la riapertura dell'Archeologico di Manfredonia, il cui completamento del nuovo allestimento espositivo è atteso per febbraio e in una chiave hi tech. Fra le nuove sezioni, poi, spiega il Soprintendente «ce ne sarà una dedicata alla storia della civiltà Daunia, attraverso i contesto funeraru, e un'altra in cui troveranno spazio i reperti dell'età del Bronzo rinvenuti nei recenti scavi nella Puglia settentrionale». Tornando invece al capoluogo un piccolo ma simbolicamente interessante restyling, sebbene l'allargamento sarà pur sempre esiguo rispetto al necessario, interesserà la pinacoteca metropolitana Corrado Giaquinto. Una questione ancora aperta, ma per poco, quella dell'auditorium Nino Rota chiuso dal 1991 e pronto quasi del tutto dall'autunno 2013. «Stiamo ancora aspettando - riferisce Marida Dentamaro, presidente del Conservatorio - che l'impresa installi il trasformatore per l'allaccio della corrente: ci è stata richiesta una proroga fino al 15 gennaio. Solo dopo si potrà procedere agli step autorizzativi successivi, ma saranno necessari almeno tre mesi per mettere la parola fine». Mentre dopo 10 anni è a marzo che, a Matera, capitale europea della cultura, riaprirà nuova di zecca la cattedrale medievale.