All'apertura della porta santa del santuario monsignor Giusti se la prende con la burocrazia: «Per vincerla ci vuole un miracolo» LIVORNO. L'apertura della porta santa in duomo si era trasformata in una sorta di assedio dei fedeli alla cattedrale che aveva costretto le forze dell'ordine a sospendere gli accessi alla chiesa per alcuni momenti. Ma non è niente a confronto di quel che si è visto ieri a Montenero in occasione di un altro passaggio del Giubileo qui nella nostra città: complice anche la festività del Capodanno, un afflusso incredibile di persone ha reso praticamente impossibile riuscire ad arrivare nella piazza del santuario. Con il parcheggio del piazzale dei pullman lato Monteburrone talmente strapieno che le auto venivano fermate prima e invitate a tornare indietro, figurarsi che anche il parcheggio a ridosso del cimitero prima di piazza delle Carrozze era ingolfato, così come ogni altro angolino del Colle. Figurarsi riuscire a entrare in chiesa: pressoché impossibile. Proprio lo strapienone ha dato al monsignore-architetto la palla al balzo per tornare a porre la questione dell'aula mariana: è lo spazio capace di accogliere più di mille persone che, accanto al santuario, è nato con il Giubileo precedente ed è rimasto da allora più chiuso che aperto per una infinita serie di vicissitudini geologico-edilizie ma anche giudiziarie. Risulta che il presule livornese ne abbia parlato anche con Eugenio Giani, presidente del consiglio regionale, arrivato da Firenze per assistere alla liturgia montenerese. Con la sua verve pisano-labronica, il vescovo ha detto che «ci vorrebbe un miracolo» per riuscire a vincere i mille rimpalli della burocrazia e far partire i lavori che restituiranno ai fedeli la possibilità di accedere all'aula mariana, ormai off limits da più di cinque anni. I lavori sono finanziati con i fondi dell' "otto per mille" ma le regole ecclesiastiche dicono che questi sono possono essere usati se la diocesi ha la proprietà del bene. In realtà, l'aula mariana appartiene alla congregazione dei monaci vallombrosani, che è disposta a cederla. Ma servivano documentazioni vecchie di secoli: figurarsi che nello scartabellare gli archivi si è scoperto che il santuario di Montenero non aveva i titoli formali per chiamarsi "santuario" (poi Giusti ha rimediato con un decreto). Ora l'intoppo è nel fatto che la Soprintendenza non ha ancora dato l'ok alla "verifica di interesse culturale" (Vic). Dunque non si può fare il contratto di cessione, perciò non si possono avere i soldi. Eppure i soldi ci sarebbero e il progetto pure: lo firmerà lo stesso vescovo Giusti nelle sue vesti di monsignore-architetto. Era in ballo un sopralluogo della Soprintendenza il 30 novembre ma in extremis è saltato, e da allora la situazione è nel limbo. Aspettando, appunto, che la Madonna di Montenero oltre a salvare marinari o proteggere ragazzi caduti nel dirupo, faccia il miracolo di far girare gli ingranaggi arrugginiti della burocrazia made in Italy.