PISA Stavolta è ufficiale. Partiranno all'inizio del 2016 gli interventi di riqualificazione della chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno. Saranno necessari 24 mesi di lavori e oltre un milione e mezzo di euro per restituire alla città uno dei più importanti esempi architettonici dell'arte romanico. La Fondazione Pisa si è impegnata con un contributo di 500mila euro. La diocesi coprirà una parte delle spese restanti, circa 600mila euro, tramite la parrocchia di San Paolo a Ripa d'Arno, proprietaria della chiesa. Per far quadrare i conti sarà comunque necessario anche un aiuto da parte della città, del mondo della cultura o di privati. L'annuncio è arrivato ieri dall'arcivescovo di Pisa, monsignor Giovanni Paolo Benotto, e dal presidente della Fondazione Pisa, Claudio Pugelli, dopo tre anni di chiusura della chiesa dovuta a criticità strutturali. Tre anni di proteste per le incomprensibili lungaggini da parte dei cittadini, resi orfani di uno dei monumenti più radicati. Da molti erroneamente identificato nel vecchio duomo. «L'intervento non è di normale restauro ha subito chiarito Pugelli ma di riqualificazione strutturale finalizzato a non perdere per sempre il bene. Questi tre anni sono stati necessari per comprendere l'entità dei danni, quali fossero quelli che si stavano verificando e che tipo di interventi potevano rendersi utili per impedire il ripetersi di questi eventi negativi. Piccoli restauri erano già stati fatti in passato, come la sistemazione del transetto , avvenuta in un paio di mesi. Ma eravamo davanti a un intervento ordinario. Qui ha ribadito Pugelli è tutt'altra cosa. La chiesa si stava aprendo per dei cedimenti strutturali per cui è stato indispensabile appurarne le cause genetiche. Allo scopo sono stati impiegati professionisti e risorse qualificate». Pugelli ha inoltre sottolineato che la durata dei lavori, salvo imprevisti, è stata predeterminata proprio in base ai rilevamenti. «Per noi il tempo rappresenta un fattore critico ha detto in passato come Fondazione siamo intervenuti laddove eravamo sicuri di arrivare al traguardo in tempi certi. No a soldi lasciati per cantieri aperti, in tempi in cui il denaro scarseggia i 24 mesi devono rappresentare una certezza». L'arcivescovo Benotto, grato alla Fondazione Pisa, ha ricordato come, finito il restauro del transetto tre anni fa, fu obbligato a chiudere la chiesa, rimasta oggi in piedi soltanto grazie ad un' impalcatura costata 400mila euro. «Occorreva una diagnosi certa per predisporre una terapia adeguata, i tecnici della diocesi si sono affiancati a quelli della Fondazione, tra cui l'architetto Mauro Ciampa, vice presidente della stessa. Durante le indagini è venuto fuori che la facciata si è staccata dalla fiancata destra della chiesa, distrutta dalla guerra ma ricostruita vuota, non con la tecnica a sacco come le mura di Pisa. Grazie ai contributi dell'otto per mille ha aggiunto il monsignore la Conferenza Episcopale Italiana ci dà una mano per 300mila euro annui, sebbene con questi soldi rinunciamo ad altri restauri in altre chiese». La riapertura di San Paolo a Ripa d'Arno tuttavia non prevede il suo restauro architettonico, ma solo la sua messa in sicurezza, comprensiva di criteri antismici. Monsignor Benotto chiama in causa tutti coloro che hanno giustamente protestato per la sua prolungata chiusura. «Speriamo di coinvolgere altri enti, di avere altre figure per fare connessione di interesse su un bene che deve essere sentito come un bene di tutti». Ma come è stato articolato il progetto? «In tre fasi ha spiegato l'ingegner Loriano Crecchi, che ha seguito la progettazione insieme all'ingegner Claudio Barandoni . Si tratta di un edificio del 1032 che ha attraversato varie vicissitudini nei secoli. La prima fase ha riguardato indagini sul terreno, sulle fondazioni e sulle strutture murarie. La seconda è servita a individuare le soluzioni per il restauro strutturale, sottoporle alla Soprintendenza e alla Cei per le autorizzazioni relative. La terza ha sviluppato le soluzioni e il progetto esecutivo. Il cantiere è pronto a partire».