PISA. Apriranno a gennaio, subito dopo le feste, i cantieri per il restauro della chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno, da tutti chiamata «Duomo vecchio». Dal 2010, quando hanno ceduto prima parte delle coperture e della cupola, poi i puntoni di due campate della facciata a sud, è rimasto chiuso il più importante esempio di architettura romanica a Pisa, una chiesa che risale all'anno 1000, già al centro di un complesso di conventi, cappelle, chiostri, circondata da una piazza chiusa da un fitto cerchio di alberi. L'inizio dei lavori si è reso possibile grazie allo sforzo congiunto della Cei e della Fondazione Pisa, che hanno investito rispettivamente 600 e 500mila euro. Oltre 1,5 milioni di euro è l'importo necessario per portarli a termine: ne mancano 400.000 all'appello, che potrebbero essere coperti tramite mutuo se non dovessero farsi avanti altri soggetti. «Il nostro è un appello rinnovato ha detto l'arcivescovo Pier Paolo Benotto a quella parte di città che tanto ha sollecitato un nostro intervento senza però mai farsi avanti economicamente». Un invito chiaro, ribadito anche dal presidente della fondazione Claudio Pugelli, che garantisce «tempi di esecuzione certi e qualità dei lavori». Due anni di cantiere per rendere agibile la chiesa alla fine del 2018, quando ricorreranno anche i 900 anni del Duomo vero. «In realtà San Paolo a Ripa d'Arno non è mai stato il vecchio Duomo aggiunge Benotto ma certo è più antico, c'è una vicinanza estetica fra i due, una specularità da un lato all'altro dell'Arno, ed era uno snodo importante, con il convento delle Benedettine e la cappella». E pensare che ora l'interno è stato completamente puntellato da una fitta impalcatura per non farlo crollare; sommerso dalla ragnatela di tubi l'aspetto è paradossale. Con il tempo anche la piazza ha subito il disuso della chiesa, che dovrà ora essere restaurata a partire dalla struttura muraria delle facciate. A disegnare il progetto, su cui si è lavorato per due anni, gli ingegneri Loriano Crecchi e Claudio Barandoni, che si sono avvalsi delle consulenze di docenti universitari, in particolare per le indagini e i rilievi. Un intervento in tre fasi: «Una lunga parte di indagini dice l'ing. Crecchi sia sulle fondazioni, sui terreni e sulle superfici murarie. Cui è seguita la ricerca di soluzioni di restauro che conservassero la storicità dei materiali e la sicurezza dell'edificio. Per questo, nella terza fase di progettazione definitiva, abbiamo anche inserito degli interventi antisismici, per proteggerla in futuro». «Tempo speso bene commenta Benotto quello della giusta diagnosi, non sono stati anni passati invano». Tanti, in questo periodo, gli appelli in città per recuperare la chiesa e poterla riaprire. Attori, gli intellettuali, come Salvatore Settis, o i cittadini, come quelli che si fecero fotografare dietro le transenne lanciando una campagna sui social, o ancora, delle associazioni come Italia Nostra e Artiglio. E che ora assistono all'avvio dei cantieri, sperando in una nuova fase per il Duomo vecchio.