Respinto il ricorso di Antonio D'Amato. L'avvocato Marone: ordinanza illegittima, quelle opere non necessitavano di autorizzazione NAPOLI. Quelle opere sono abusive e devono essere abbattute. Il tar Campania respinge il ricorso di Antonio D'Amato, l'ex presidente di Confindustria, che si opponeva alla ordinanza di demolizione emessa dal comune di Napoli per interventi eseguiti su villa Semmola, edificio in stile neorinascimentale che sorge a Posillipo di proprietà dell'imprenditore. Tutto comincia nel 2007, quando D'Amato avvia una ristrutturazione. I vigili urbani sequestrano il cantiere ed il 17 aprile 2008 il proprietario di villa Semmola riceve da Palazzo San Giacomo una ordinanza di demolizione. Le modifiche effettuate all'immobile secondo i tecnici sono diverse da quelle che erano state autorizzate dopo la presentazione di due dichiarazioni di inizio attività. In particolare, il Comune contesta a D'Amato il taglio e la trasformazione di vani finestra, al primo piano, in vani di passaggio; un ascensore interno che collega il piano terra al primo piano; l'alterazione della quota del giardino mediante movimento terra e deposito materiali di risulta; due scale in muratura di collegamento ai soppalchi preesistenti, che sarebbero stati prolungati di 40 centimetri e muniti di bagni ed impianto di climatizzazione. L'imprenditore ricorre al tar Campania. L'ordinanza di demolizione argomenta Riccardo Marone, il legale dell'ex presidente di Confindistria è illegittima per vari motivi. «Le opere in questione sostiene non necessitano di permesso di costruire, motivo per cui non è legittimo chiederne la demolizione ed al massimo, il Comune potrebbe sanzionare D'Amato con una multa». Secondo il legale, poi, «non si è affatto provveduto al taglio e trasformazione di vani finestra in vani di passaggio prosegue il legale ma al semplice rinforzo delle cornici delle finestre». Quanto all'ascensore interno, «non esige il permesso di costruire, anche perché è stato realizzato in una cella muraria preesistente». Il deposito dei materiali di risulta, che avrebbe determinato una modifica della quota del giardino, secondo la difesa dell'ex presidente di Confindustria «era solo temporaneo ed è ormai stato rimosso». La realizzazione di bagni interni e l'istallazione di un impianto di climatizzazione, scrive Marone, «non esigono il permesso di costruire, trattandosi di opere interne». Queste argomentazioni non hanno però convinto i giudici della IV sezione del tar Napoli presidente Angelo Scafuri, consiglieri Anna Pappalardo e Guglielmo Passarelli i quali hanno respinto il ricorso. D'Amato potrà cercare la rivincita al consiglio di stato. Intanto, però, deve saldare al Comune le spese legali, quantificate dal tar in 2mila euro. A Vico Equense, intanto, è imminente la demolizione per O'Saracino, il noto ristorante realizzato abusivamente. Il consiglio di stato ha respinto l'appello del proprietario, Ciro Aiello, e le ruspe, che erano già entrate in azione ad ottobre, ma erano state bloccate da una sospensiva, dovrebbero rimettersi in moto nelle prossime settimane.