Giordano Bruno Guerri è un toscano trapiantato sulle rive del Benaco. Dalla sua terra d'origine ha portato con sé l'arguzia, una raffinata cultura, lo spiccato senso degli affari. Dal Garda ha assorbito la molle consapevolezza del tempo che scorre anche senza di noi, del lento fluire delle stagioni, del fascino insuperabile di questi luoghi. Questo ed altro fanno di lui in questo momento, a detta di molti, una delle figure più «dinamiche» sullo scenario culturale della provincia di Brescia. Estroverso, comunicativo, vulcanico, è a capo di un'impresa culturale come il Vittoriale degli italiani di Gardone Riviera (oltre 200 mila visitatori l'anno, 40 dipendenti, bilancio in attivo, senza sovvenzioni statali) negli ultimi tempi ha anche pilotato la nascita del Mu.Sa., il Museo civico di Salò, non senza qualche polemica, suscitata dall'allestimento e dai contenuti. Nel corso dell'estate ha varato anche un progetto di collaborazione tra comuni e realtà museali gardesane e bresciane che ha preso il nome di «Garda musei». Un'idea cullata da tempo. Guerri è riuscito, almeno per ora, nella non facile impresa di mettere insieme amministratori di diversa bandiera, strutture di dimensioni non facilmente assimilabili, creando biglietti e sportelli unici, informazioni cumulative, comunicazione univoca, quello che oggi si chiama «rete» anche nel marketing turistico. Le iniziative nascono dalla collaborazione di tutti, ma forse Guerri ha avuto la capacità di dare fuoco all'innesco. Difetti? Qualcuno lo definisce egocentrico ingombrante e ambizioso. Per altri questi «talenti» sono i motori della sua fortuna. E delle sue imprese culturali. Anche di quelle gardesane.