Garantire conservazione e tutela del patrimonio culturale italiano non è mai stato così difficile. Era da prima dell'entrata in vigore della storica Legge Bottai del 1939 che non si assisteva a un simile attacco ai cosiddetti "Beni culturali", con la differenza che oggi l'attacco proviene dall'interno, vale a dire da chi dovrebbe mettere gli enti di controllo nelle condizioni di soprintendere al meglio al settore culturale. La conseguenza è che le soprintendenze, ormai condannate all'estinzione dalla Legge Madia, arrancano a evadere per tempo tutte le pratiche, a verificare con meticolosità la liceità delle migliaia di progetti di edificazione in aree sensibili, ad accertare lo stato di conservazione di chiese e affreschi, ad autorizzare interventi mirati di restauro, a sorvegliare le aree archeologiche per prevenire le razzie dei tombaroli o a valutare con tutti i crismi della scientificità le numerose richieste di esportazione all'estero di opere d'arte di proprietà privata. E così capita che, ogni tanto, qualche capolavoro sfugga di mano e vada a finire (con tanto di autorizzazione!) in America o in Svizzera, per la gioia di facoltosi collezionisti, case d'asta e istituti museali esteri, o che venga data licenza di costruire un banale condominio a ridosso di un monumento o una strada all'interno di un parco naturale protetto. C'è qualcosa di profondamente immorale nel progressivo smantellamento delle soprintendenze e nel menefreghismo istituzionale nei confronti della salvaguardia del patrimonio storico-artistico e paesaggistico della Nazione. Invece di investire risorse concrete per assumere giovani professionisti dei Beni culturali, formati e sfornati dalle università italiane, per rimpinguare le fila delle sgangherate soprintendenze (età media 55-65 anni), ci si perde in inutili proclami e in pomposi annunci; invece di insegnare a giovani e giovanissimi la storia dell'arte ed educarli al rispetto della propria memoria storica, gli si insegna che la tutela dei monumenti viene dopo la loro "valorizzazione", intesa come mercificazione; invece di rendere più severe le norme di salvaguardia dei siti storici e naturalistici si autorizzano, a più livelli istituzionali, veri e propri abusi. Prendiamo tre casi, geograficamente distanti tra loro, che ben attestano la diffusa malagestione. Roma, Eur, Palazzo della Civiltà Italiana, dichiarato dal Mibac di interesse culturale ex decreto legislativo 42 del 2004 e considerato l'icona architettonica del Novecento romano. Nel luglio 2013 la casa di alta moda Fendi annuncia un accordo di quindici anni tra il magnate della moda Bernard Arnault, titolare del gruppo LVMH (che comprende Bulgari, Fendi, Luis Vuitton, DKNY), e Eur S.p.A. per l'affitto dell'edificio, destinato a diventare il quartier generale della maison romana. Nell'ottobre 2015 in cima al "Colosseo quadrato", com'è altrimenti noto il Palazzo della Civiltà Italiana, viene installata una gigantesca struttura metallica, con tanto di grandi vetrate panoramiche, altamente impattante sull'edificio, al punto da alterarne fisionomia, prospetto architettonico e paesaggistico, estetica e significato organico. A seguito delle numerose segnalazioni per sospetto abuso, i vigili del reparto polizia edilizia del dipartimento IX di Roma Capitale compiono un sopralluogo allo scopo di verificare permessi e autorizzazioni e richiedono la presenza dei dirigenti della locale soprintendenza. Al termine dell'ispezione, i vigili stilano una dettagliata informativa all'Autorità Giudiziaria, "in modo - spiega la polizia municipale - da permettere al giudice, in caso egli ravvisi eventuali ipotesi di reato, di aprire un fascicolo e nominare una consulenza tecnica". Brindisi, Fontana Tancredi, monumento di epoca normanna di alto valore culturale costruito nel 1192 sul percorso dell'Appia antica per celebrare le nozze tra Ruggero, figlio di Tancredi d'Altavilla (re di Sicilia), e la principessa Irene Angelo, figlia dell'imperatore bizantino Isacco II Angelo. Nel marzo 2010 l'amministrazione brindisina rilascia a un privato cittadino un regolare permesso di edificazione "in corrispondenza della parte alta più prossima alla Fontana Tancredi". Allo scopo di tutelare in extremis il monumento, la soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici per le province di Lecce, Brindisi e Taranto inoltra al Mibac una relazione storico-artistica insieme al parere del comitato regionale di coordinamento. Il ministero, con decreto n. 4183 del 3 maggio 2011, appone al terreno un vincolo indiretto di inedificabilità assoluta, prontamente contestato dal proprietario "per difetto di motivazione e incongruità". Il punto è che nel momento in cui veniva disposto il vincolo di inedificabilità il Comune di Brindisi aveva già concesso la sua autorizzazione, richiesta, peraltro, più di tre anni prima. A questo si aggiunga che in passato la locale soprintendenza, a dispetto della rilevanza del monumento, non si era mai preoccupata di avviare formalmente il relativo procedimento di vincolo indiretto, che avrebbe comportato rigorose misure cautelari di tutela, ma si era limitata a manifestare la semplice intenzione di farlo in avvenire. Prova ne sia una lettera, con allegate planimetrie, datata 20 febbraio 1968 e indirizzata all'allora sindaco di Brindisi dal soprintendente pro-tempore, avente per oggetto "Brindisi - Piano regolatore generale - Fontana Tancredi - Zona di rispetto". Una nota, niente di più. Intanto, con sentenza 1100 del 5 marzo 2015, il Consiglio di Stato è costretto ad annullare il decreto del 2011 e a riconoscere al proprietario del terreno il diritto di edificare, non mancando però di rilevare come il sito storico-artistico nel corso degli anni sia stato mal tutelato tanto dall'amministrazione comunale brindisina quanto dalla locale soprintendenza. Nell'ottobre 2015 iniziano i lavori con lo scavo delle fondamenta di quello che sarà un moderno condominio di due piani con attico e seminterrato, che di fatto ingloberà l'antica fontana normanna - alterandone in toto fisionomia e prospetto architettonico e paesaggistico - e che, per forza di cose, graverà sulle sue fragili strutture murarie. Anche in questo caso, a seguito delle proteste di cittadini e associazioni culturali, la polizia municipale compie un (inutile) sopralluogo per verificare la regolarità delle autorizzazioni e riscontrare eventuali reati. Valle del Ticino, Parco naturale lombardo della Valle del Ticino, il più antico parco regionale d'Italia (istituito il 9 gennaio 1974 e tutelato da vincoli ambientali), che interessa le province di Milano, Pavia e Varese con un'estensione di oltre 91 mila ettari, compresi tra il Lago Maggiore e il Po. Nel 1999, nell'ambito delle iniziative infrastrutturali di potenziamento delle connessioni con l'aeroporto di Malpensa, l'Anas progetta la Tangenziale Ovest Esterna Milano (TOEM) per collegare, con un tratto autostradale che passa attraverso il parco, Vigevano a Magenta. Grazie alle proteste di cittadini, amministratori pubblici e associazioni il progetto viene accantonato. Nel 2012, infatti, al termine della seconda conferenza di valutazione ambientale strategica, i sindaci di oltre venti comuni potenzialmente coinvolti manifestano la propria opposizione e la Provincia di Milano elimina il progetto dal piano territoriale di coordinamento. Nel 2015 la Regione Lombardia ripropone il tracciato della TOEM all'interno del Programma Regionale Mobilità e Trasporti e incassa il finanziamento, senza preoccuparsi del fatto che la tangenziale, priva di incroci e con viadotti e cavalcavia, attraverserebbe per circa venti chilometri aree verdi protette del Parco del Ticino e del Parco Agricolo Sud, devastando un luogo che il FAI ha definito "di rara bellezza" e che l'Unesco ha riconosciuto quale "Riserva della biosfera". Un progetto, dunque, di alto impatto ambientale che rischia seriamente di andare in porto, visto il parere positivo espresso nel 2014 dal presidente del Parco del Ticino ("Questo progetto della superstrada Vigevano-Malpensa non è male, gli abbiatensi saranno contenti"). Naturalmente, anche la soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici di Milano sarà chiamata a esprimersi sulla compatibilità della strada rotabile con il territorio interessato da vincoli. Tre casi che attestano gli effetti devastanti della malagestione e che illustrano bene come alla radice di ogni abuso (autorizzato o meno dalla legge) ci sia tanta superficialità, da parte dei pubblici poteri come dei privati. La malagestione ha facce diverse ed è capace di insinuarsi subdolamente nei vari tessuti dell'amministrazione, conservazione, tutela e valorizzazione dei nostri Beni culturali. Per sconfiggerla non basta l'Autorità Giudiziaria, e a poco servono le proteste di cittadini e associazioni benemerite, ma è indispensabile fare leva sulla competenza di chi è chiamato a soprintendere ai Beni culturali. Competenza significa professionalità, onestà, senso del dovere, amore e devozione verso il patrimonio culturale e verso le generazioni future, conoscenza delle leggi e, soprattutto, l'uso sapiente del buon senso, perché è inconcepibile installare una mega struttura metallica sul Palazzo della Civiltà Italiana, come è inconcepibile edificare un condominio sopra un monumento dell'importanza della Fontana Tancredi e come sarebbe parimenti inconcepibile costruire una tangenziale all'interno del Parco del Ticino. Bisogna ripartire dalla competenza. Bisogna ripartire dai giovani.
The Huffington Post
3 Novembre 2015
Tre storie di ordinaria malagestione del patrimonio culturale italiano
TE
Teodoro De Giorgio
The Huffington Post
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Bene culturale
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ROMA-SOS Emergenza cultura
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