Vedendolo girare e ammirare i capolavori di Giulio Romano presenti sulle pareti di Palazzo Te sembra che non abbia mai lasciato Mantova, dove ha ricoperto l'incarico di soprintendente dal novembre 1984 al settembre 1986. Poco meno di due anni vissuti intensamente, che gli hanno lasciato un profondo ricordo nel cuore, oltre che tantissime amicizie. Antonio Paolucci è oggi il direttore dei Musei Vaticani di Roma, e questo incarico riassume meglio di qualsiasi curriculum lo spessore intellettuale e le capacità nell'ambito della conservazione e della tutela dei beni culturali di quest'uomo, che è nato nel 1939 a Rimini e ha girato tutta Italia con il suo lavoro. Venezia, Verona, Mantova, Firenze, anche la carica di ministro per i beni culturali con il governo Dini, dal gennaio 1995 al maggio 1996. Ieri prima dell'inizio della cerimonia lo si poteva trovare nella sala di Amore e Psiche, intento ad ammirare gli affreschi del Giulio Romano. «Lo sapevate dice rivolto ai giornalisti che l'unico artista nominato da Shakespeare nelle sue opere è proprio Giulio Romano? Le sue abilità erano famose già nell'Inghilterra elisabettiana». Paolucci spende parole al miele per Mantova: «Una città che mi è rimasta nel cuore racconta la mia carriera e la mia fortuna sono cominciate qui trent'anni fa. Per me è come tornare a casa». Inevitabile poi un accenno alla riforma Franceschini, che ha consegnato al Ducale un nuovo direttore, l'austriaco Assman, impegnato nell'opera di rilancio del palazzo: «Ma il Ducale non ha bisogno di alcun rilancio, Mantova e le sue bellezze sono conosciute a livello internazionale. Quello di cui c'è bisogno però è un'adeguata civiltà della tutela, spesso mancante. Dipende dai mantovani, e solo da loro, la custodia e la tutela del loro patrimonio artistico e culturale». Paolucci ha poi detto che «il Te e il Ducale sono la stessa cosa, vanno capiti e attraversati assieme. L'asse tra i due palazzi deve essere un'unica entità». L'ex soprintendente, una volta ricevuto il premio, è tornato poi al microfono: «Ricordo ha detto che il restauro dell'affresco di Amore e Psiche è iniziato durante il mio periodo qui e proprio ora sto curando il restauro di un altro affresco di Giulio Romano a Roma. È un cerchio che si chiude. A Mantova ho vissuto uno dei periodi più felici della mia vita, e qui ho imparato molto più che altrove». (n.a)