Risarcimento ridotto, ma via Roma condannata a pagare un milione di euro ai progettisti. E ora tutti ricorrono in appello Un milione di euro. È quello che il Comune dovrà pagare allo studio ingegneristico Pellegrin di Roma dopo che il tribunale di Brescia, in primo grado, ha condannato l'ente locale a pagare le prestazioni dei professionisti per la progettazione del palagiustizia a Fiera Catena. Una vicenda che si trascina dal 1993 e che ha tutta l'aria di andare avanti ancora per molto. Il Comune, infatti, ha presentato appello chiedendo la sospensione dell'esecutività della sentenza con cui, qualche mese fa, i giudici civili bresciani l'hanno condannato al pagamento di 714.959,74 euro, oltre agli accessori di legge, agli interessi e alle spese legali. Un milione di euro complessivamente. Via Roma, pur di fronte all'alea di una condanna appellata, si dichiara soddisfatta dell'esito del giudizio in primo grado perché il Tribunale ha respinto la richiesta dei professionisti di vedersi riconosciuti un risarcimento danni per il ritardo nel pagamento della parcella e perché è stata ridotta la loro richiesta iniziale di 1.187.093,12 euro come compenso professionale. La partita è, dunque, ancora aperta dopo più di vent'anni e vede in causa anche il Ministero di Giustizia e il Consiglio superiore dei lavori pubblici che il Comune virgiliano ha chiamato a rispondere per i continui cambi al progetto ordinati per avere l'autorizzazione finale, per poi arrivare al definitivo no al palagiustizia a causa della mancanza dei finanziamenti prima promessi. Ovviamente, anche lo studio Pellegrin non è rimasto soddisfatto dalla sentenza di primo grado (la causa civile è iniziata nel 2008) e ha già preannunciato riserva d'appello: ciò significa che non appena gli sarà notificato il ricorso del Comune procederà con il proprio. E la battaglia andrà avanti. La vicenda del progetto per il palagiustizia poi cancellato è stata molto tormentata. Inzia nel 1992 quando la giunta Genovesi affida la progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva allo studio Pellegrin. Nel 1997 la giunta Burchiellaro conferma l'incarico professionale con l'ultima convenzione datata 31 marzo 2000. Durante gli anni, le prescrizioni imposte dal ministero di Giustizia e dal Consiglio superiore dei lavori pubblici impongono ai progettisti di rivedere l'elaborato tecnico. Il progetto preliminare dell'opera viene consegnato al Comune nel maggio 1998 e passa indenne attraverso i filtri del ministero per i beni culturali, dell'Asl e del Tribunale di Mantova. In settembre arriva anche il progetto definitivo che ottiene l'ok della sovrintendenza, di nuovo dell'Asl, dei vigili del fuoco e della commissione edilizia. A fine anno l'amministrazione comunale inserisce il nuovo Tribunale nel piano delle opere pubbliche. Nel frattempo arriva anche il semaforo verde da parte del Consiglio superiore dei lavori pubblici, ma con modifiche al progetto esecutivo. Infine, nel 2007 arriva la doccia fredda. Nelle casse statali non c'è un euro (nemmeno i 27 milioni inizialmente promessi) e il palagiustizia tramonta definitivamente. Resta, però, aperta la questione della maxiparcella pretesa dai progettisti. Che nel corso degli anni hanno comunque già ottenuto in tre tranche 2 miliardi 630 milioni delle vecchie lire.
MANTOVA. Palagiustizia saltato, stangata al Comune
Il Comune di Roma è stato condannato a pagare 714.959,74 euro, oltre agli accessori di legge, agli interessi e alle spese legali, per la progettazione del palagiustizia a Fiera Catena. Il Comune ha presentato appello chiedendo la sospensione dell'esecutività della sentenza. L'ente locale si è dichiarata soddisfatta dell'esito del giudizio in primo grado, ma lo studio ingegneristico Pellegrin ha già preannunciato riserva d'appello. La vicenda del progetto per il palagiustizia è stata molto tormentata, con modifiche al progetto esecutivo e la mancanza di finanziamenti. Il Comune dovrà pagare un milione di euro, complessivamente, per le prestazioni dei professionisti.
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