Non è dato sapere, allo stato delle conoscenze attuali, se nell'area che oggi chiamiamo di Mont'e Prama, in passato siano state combattute feroci è sanguinose battagli. Probabile, verrebbe da pensare. Gli studi e le ricerche forse lo confermeranno. Di certo su Mont'e Prama si combatte oggi una diversa battaglia, meno sanguinosa e cruenta, ma non per questo meno importante per il territorio. Da quando le prime statue rinvenute nelle colline del Sinis sono state strappate all'oblio in cui erano stato spinte da anni di custodia nei magazzini della Soprintendenza, le vicende dei Giganti di pietra sono diventate oggetto di interesse per tanti sardi e, fortunatamente, non solo per loro. Quella stessa stampa che in una certa fase veniva vista con insofferenza e fastidio, ha contribuito a portare l'immagine e il nome di Mont'e Prama sulla ribalta nazionale e, in alcuni casi, internazionale. Per mesi gli operatori dell'informazione hanno segnalato i punti deboli di un sistema che forse si è trovato di fronte a una storia più grande e più bella di quelle, già bellissime, narrate dalle pietre di queste terre inestimabili e non abbastanza stimate. E se si segnalavano disfunzioni, lentezze e inadeguatezze di un sistema impreparato ad accogliere e gestire tanta attenzione, ci si attirava contro le ire di amministratori e funzionari. Quando i Giganti vennero sistemati nel museo "Giovanni Marongiu" e il pubblico faceva la fila per vederli, la nostra giornalista Simonetta Selloni simulò il viaggio verso Cabras di un potenziale turista impegnato nella ricerca del museo e dell'area archeologica. Un reportage che mise in luce una situazione imbarazzante: segnaletica inesistente, difficoltà a trovare riferimenti precisi, servizi carenti. La cosa non piacque. A distanza di tempo la campagna promozionale annunciata in questi giorni dal sindaco di Cabras, Cristiano Carrus, certifica che quelle carenze segnalate allora c'erano eccome. «Uno degli interventi più consistenti e attesi - ha detto il sindaco Carrus - interesserà la segnaletica stradale attraverso le arterie principali della Regione con il posizionamento di cartelli che indicano il Museo di Cabras». E se allora ci si lamentava anche della scarsa pubblicità o della mancanza di pubblicazioni dedicate ai Giganti non si andava tanto lontano dal vero, visto che oggi si annunciano acquisti di spazi pubblicitari negli aeroporti isolani, applicazioni per smartphon e libri. Passi in avanti, di cui tutti devono essere contenti. Ma pur sempre di primi passi si tratta. Indispensabili per farne altri, anche se sulla direzione da prendere sembra esserci ancora un po' di confusione. Con il cambio della guardia sul campo, con i passaggio dell'attività di scavo alla coop scelta dal ministero, sull'attività degli archeologi a Mont'e Prama le notizie si sono fatte più rare. Meno clamore, meno attenzione, notizie col contagocce, meno giornalisti tra i piedi. L'attenzione su Mont'e Prama non deve però calare. Le scoperte ipotizzate dalle ricerche con il georadar fatte dal pensionato di lusso Gaetano Ranieri, hanno disegnato un'ipotesi suggestiva per l'Oristanese e forse per la Sardegna tutta. Potrebbe però esserci un corto circuito in questo meccanismo: un ottimo archeologo non necessariamente è anche un buon comunicatore. Il brand dei Giganti deve esser gestito da persone competenti e non deve essere inflazionato come sta già accadendo da tempo. Servono equilibrio e professionalità per non perdere un'occasione. I Giganti di Mont'e Prama non devono finire ancora una volta sepolti dalla polvere della burocrazia.