Il museo è stato dichiarato inadempiente. Maraniello: contratti senza senso Il Mart perde le opere di Tullio Crali, uno dei massimi esponenti dell'aeropittura futurista. Il tribunale di Milano ha riconosciuto il museo come inadempiente rispetto agli impegni assunti dopo la donazione di una quarantina di opere. I giudici hanno accolto la tesi delle eredi, secondo cui le opere non sono state rese accessibili al pubblico. Il direttore Maraniello: «Non dovranno più essere firmati accordi così». TRENTO. Le opere di Tullio Crali devono lasciare il Mart. A stabilirlo è una sentenza del Tribunale di Milano depositata lo scorso 21 dicembre nella quale il museo roveretano viene riconosciuto inadempiente rispetto agli obblighi contrattuali fissati con l'artista. Nell'aprile del 2000, poco prima di morire, Crali ha infatti firmato un atto di donazione al Mart di una quarantina di sue opere, in prevalenza pittoriche, con l'obbligo per il museo di esporle e valorizzarle in Italia e all'estero. La controversia è iniziata nei primi anni Duemila, quando il figlio dell'artista, Massimo Crali, aveva invitato gli amministratori del museo a rispettare gli oneri del contratto. Dopo la morte di Massimo, nel 2008, la nuora e le tre nipoti dell'artista, sue eredi, decisero di risolvere la questione ricorrendo alle vie legali e sostenendo che nel corso degli anni le opere di Tullio Crali non erano state rese accessibili al pubblico. Nel 2009 si è così aperta la vicenda giudiziaria che ha visto opposte le eredi di Crali e il Mart, all'epoca diretto da Gabriella Belli. Dopo sei anni è arrivata la sentenza del Tribunale di Milano che dà ragione alla nuora e alle figlie dell'artista e obbliga il museo d'arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto a restituire l'intera donazione, vietandone fino a quel momento qualsiasi ulteriore utilizzo. I giudici hanno infatti stabilito che il museo si è dimostrato inadempiente rispetto agli oneri di donazione e alla valorizzazione delle opere e della figura di Crali in Italia e all'estero. Quale sarà il futuro delle opere dell'artista maceratese è ancora ignoto, nonostante numerosi musei italiani e internazionali si siano già fatti avanti per ottenerle e renderle oggetto di esposizioni permanenti. Nato in Dalmazia nel 1910, Tullio Crali scopre il Futurismo a Gorizia, dove cresce e inizia ad acquisire una certa fama. In breve tempo diviene uno dei maggiori esponenti della cosiddetta «aeropittura», una corrente artistica che trae ispirazione dal volo e dagli aeroplani. Nel corso della seconda guerra mondiale si sposta a Macerata, prima di trasferirsi nuovamente in Friuli e poi a Parigi, dove vive fino al 1967. Trascorre un anno in Egitto e poi rientra in Italia, stabilendosi a Milano, dove muore il 5 maggio del 2000. «Mi dispiace molto» è il commento a caldo di Gianfranco Maraniello, attuale direttore del Mart, il quale sottolinea il rammarico «per essere finiti in tribunale per queste materie». «Le sentenze si accolgono, si rispettano e si non si commentano» prosegue Maraniello, che tuttavia non nasconde di essere in parte sorpreso dalla vicenda. «Alcune opere di Crali, due in particolare, sono esposte nella collezione permanente e a dimostrare ulteriormente l'attenzione del museo nei confronti dell'artista ricordo la mostra allestita presso Casa Depero, organizzata già prima del mio arrivo a Rovereto» continua il direttore del museo. Maraniello aggiunge: «In futuro non si dovranno più sottoscrivere contratti simili» visto che nel caso in oggetto «il Mart si è creato da solo alcuni problemi». «Credo aggiunge che il museo meriti più rispetto e per questo non possa farsi del male da solo. Contratti simili sono al limite della legittimità, ormai, perché non è possibile vincolare per decenni un'istituzione».