Villa Fini, simbolo del tornado che l'8 luglio scorso ha devastato la Riviera del Brenta potrebbe rinascere «dov'era e com'era». All'appello, però, mancano dieci milioni di euro. Tanto servirebbe per ricostruire la villa polverizzata dalla furia del tornado. Le macerie, ciò che resta della secentesca Villa Fini, sono ancora tutte lì. Si presentano ripartite secondo un ordine sommario: la statuaria lungo quello che era il viale principale, i mattoni quasi disintegrati dal tornado, da un lato, le parti lignee, spezzate, dall'altro. «Nessuno può farci nulla commenta il medico di Dolo, Antonio Piva, proprietario di una corte ammantata di detriti è un bene privato». Piva centra il punto mentre trattiene a stento la commozione di fronte a quella che era casa sua. Qualsiasi sovvenzione o agevolazione per ricostruire è inibita dalla natura privata della villa. Secondo l'architetto Andrea Alberti, sovrintendente per le Belle Arti e il Paesaggio delle province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso, «l'unica soluzione dal punto di vista della tutela artistico-architettonica sarebbe ricostruirla com'era e dov'era. Si ricostituirebbe così anche il valore paesaggistico andato perduto. I modi si possono trovare, ad esempio recuperando parti di macerie riutilizzabili dai bancali alle cornici, dalle statue alle modanature. Quanto ai finanziamenti, l'unico appiglio sarebbe l'art bonus ma è riservato al pubblico». Proprio su questo punto interviene Giuliana Fontanella, presidente dell'Istituto Regionale Ville Venete: «Non capisco come un bene totalmente vincolato come villa Fini e altre ville danneggiate - penso a villa Badoer Fattoretto - possano essere considerate "private". Il vincolo stesso ne attesta il valore pubblico. La legge esiste, è sufficiente modificarla precisando che in caso di calamità come queste l'art bonus diventa applicabile anche ai privati. Vale a dire che il finanziatore può detrarre fino al 65 dell'investimento dalla propria dichiarazione dei redditi. A queste condizioni trovare finanziatori diventerebbe una via percorribile. Ora la palla passa alla politica». Fontanella si spinge oltre e fa presente come un intervento di questo tipo trasformerebbe la villa lungo la Riviera del Brenta in un laboratorio virtuoso: «Se si arrivasse alla ricostruzione attraverso l'art bonus spiega si potrebbe realizzare anche un museo che si focalizzi, ad esempio, sul tornado che ha cambiato per sempre il territorio ma anche sulle tecniche più avanzate di edificazione per fronteggiare eventi come questi». La famiglia Piva, nel frattempo, si è trasferita ad Arzergrande, nella casa di un amico che l'ha messa a disposizione della «tribù» dei Piva, padre, madre, 4 figli, il compagno di Chiara, una delle gemelle, e, dal 28 agosto, anche il piccolo Edoardo che ha regalato l'unica nota allegra a villa Fini facendo comparire una teoria di ciocche azzurre lungo la cancellata transennata. «Dopo ciò che è successo spiega il dottor Piva abbiamo deciso che per un po' vogliamo stare tutti insieme, inclusa Chiara e la sua famiglia». Unica nota, concreta, di speranza: il finanziamento di 45mila euro da parte dell'Irvv e la disponibilità di una ditta di Camponogara per restaurare il piccolo oratorio del la villa.
Brenta. Il governo cambi l'art bonus. Così Villa Fini potrà rinascere
La villa Fini, simbolo del tornado che ha devastato la Riviera del Brenta, potrebbe essere ricostruita dove e com'era. Tuttavia, mancano dieci milioni di euro per il progetto. La villa è un bene privato, quindi non è possibile richiedere sovvenzioni o agevolazioni pubbliche. L'architetto Andrea Alberti suggerisce di ricostruire la villa com'era e dov'era, recuperando parti di macerie riutilizzabili. La presidente dell'Istituto Regionale Ville Venete, Giuliana Fontanella, propone di modificare la legge per rendere applicabile l'art bonus anche ai privati in caso di calamità.
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