Oggi è sede dei corsi estivi di cultura italiana dell'Università di Milano. Ma lo studio di Mussolini è intatto Le diverse stagioni di Villa Feltrinelli delle Orsoline a Gargnano: ambiente per il ritiro spirituale, residenza sontuosa, sede politica della Repubblica sociale, luogo di studio e sede universitaria, spazio di diffusione della cultura italiana. Da qui è passata la storia. Questo maestoso edificio in pieno centro con la facciata est direttamente a lago fasciata dalle bouganville ospitò durante la Repubblica sociale lo studio di Benito Mussolini. Le guide storiche della zona lo confermano: nello stesso palazzo operavano la segreteria politica guidata da Vito Mussolini e la segreteria particolare. Entrambe le segreterie erano affidate alla supervisione del figlio Vittorio. Nel Palazzo era operativo anche il comando di collegamento delle truppe germaniche presso il Duce. Visitatori assidui erano l'ambasciatore tedesco Rudolph Von Rahn e il generale Karl Wolff (comandante in capo delle SS. in Italia), che risiedeva a Gardone Riviera. Oggi il palazzo eretto dall'architetto Solmi alla fine del XIX secolo, già abitato dalle Orsoline, poi requisito dalla Rsi è di proprietà dell'Università Statale degli Studi di Milano. Fu donato negli anni Cinquanta da due esponenti della famiglia Feltrinelli, Giuseppe e Chiara. Unica clausola: ogni anno qui dovevano tenersi corsi di lingua e cultura italiana per stranieri. In queste stanze arredate in modo austero e trasformate in aule hanno fatto lezione di «italianità» Ferruccio Parri ed Eugenio Montale, Bacchelli e Treccani, Treves e Pisapia (Domenico, padre di Giuliano), come testimoniano le firme raccolte soprattutto negli anni Sessanta nell'album di famiglia, un quaderno con la copertina in pelle dove i grandi della vita culturale e anche politica del nostro paese hanno lasciato frasi di augurio e di gratitudine. Migliaia gli studenti provenienti da tutto il mondo che su questi banchi hanno imparato a coniugare verbi e ad ascoltare il ritmo sublime delle terzine di Dante. Qui qualcuno ha anche trovato l'amore della vita. «Dopo aver frequentato un corso in questa università una ragazza dell'est, polacca ricordano Marina Lousa e Claudio Pagani, i due operatori-custodi-cultori di queste memorie a cui è affidata da anni la casa durante tutto l'anno si è sposata a Gargnano». Dal 2003 la villa è stata formalmente trasformata nel Centro d'Ateneo per la promozione della lingua e della cultura italiana «Chiara e Giuseppe Feltrinelli» (CALCIF) coordinata dalla professoressa Silvia Morgana. Le finalità istituzionali come è possibile ricavare dal sito (www.calcif.unimi.it) riguardano in particolare attività rivolte alla promozione e allo sviluppo delle conoscenze della lingua e della cultura italiana presso stranieri, anche in collaborazione con le Facoltà e con le altre strutture dell'Ateneo. Secondo le finalità originarie il Calcif cura e coordina i corsi estivi internazionali di Lingua e cultura italiana per stranieri affidati a docenti ed esperti di comprovata competenza. «La struttura di Gargnano è una vera e propria eccellenza del nostro ateneo rimarca Giuseppe De Luca prorettore alla didattica della Statale di Milano, bresciano d'adozione per quanto riguarda l'area umanistica. La scuola di Gargnano è conosciuta in tutti i circuiti mondiali di italianistica. Ora la sfida è migliorare ulteriormente anche sotto il profilo della ricettività. Per questo l'Università ha acquistato di recente nuovi spazi nelle vicinanze della villa per ampliare la foresteria, mentre sul piano della didattica, qui continuiamo a offrire corsi ad alta professionalizzazione post-laurea per studenti e laureati provenienti davvero da tutto il mondo». Il giro alla scoperta della villa con la guida di Marina e Claudio prosegue. Gli studenti sono assenti (i corsi si fanno in estate, due cicli di tre settimane ciascuno) e le aule sono vuote. Rimane la memoria di un passato che ha lasciato un segno profondo nella storia del paese e che ora parla con un nuovo orgoglio al mondo. In queste stanze per diversi mesi si sono decise le sorti, le vite di tanti uomini e tante donne. Lo studio di Benito Mussolini è intatto così come lo ha lasciato il Duce degli italiani, fuggendo precipitosamente nell'aprile del 1945 verso Milano. La sua scrivania, la sedia, il piccolo appartamento di servizio dove riposava o incontrava alcuni ospiti in maniera riservata. Tutto è rimasto uguale. «Il divano precisa Marina è lo stesso ma è stato restaurato recentemente come pure altri mobili». Oggi nelle sale illuminate dal sole accecante del Garda ci sono computer e schermi e lavagne multimediali. Solo questo è cambiato. Il monumentale scalone che ha accolto un tempo ambasciatori e capi di stato d'estate è percorso dagli studenti del MIT e della prestigiosa università Lomonosov di Mosca. Riflette sul marmo bianco, oggi come ieri, la luce abbacinante che filtra dalle vetrate. E salendo un po' anche noi, io e il collega fotografo Stefano Cavicchi, ci sentiamo dei nobilissimi ospiti in questa villa del sole.